Le allusioni, il metodo e quella presunzione di dettare l’agenda al giornalismo

17 Luglio 2026
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di FRANCESCA MEDURI

Ogni mio articolo porta in apertura la mia firma.

Non è un dettaglio formale, ma una scelta precisa. Significa assumermi la responsabilità di ciò che scrivo, delle analisi che propongo e delle critiche che rivolgo. Quando parlo di qualcuno, soprattutto quando lo critico, non mi nascondo dietro formule generiche: lo chiamo per nome e cognome.

È il modo in cui intendo il giornalismo.

Per questo, leggendo l’ultimo post pubblicato dal presidente del Circolo di Fratelli d’Italia Villa San Giovanni, Antonio Messina, insieme al Direttivo del partito, ho ritrovato un atteggiamento che ormai conosco.

Un post nel quale Messina attacca l’amministrazione guidata dalla sindaca Giusy Caminiti sulla vicenda delle imminenti elezioni provinciali, punta il dito contro il centrosinistra e il Partito Democratico e, come spesso accade nei suoi interventi, allarga il campo della critica fino a coinvolgere anche la stampa.

Il riferimento alla sottoscritta è evidente, anche se il mio nome non viene mai scritto.

Ed è proprio questa la differenza.

Io, quando ho qualcosa da dire su Antonio Messina, scrivo Antonio Messina.

Non utilizzo allusioni.

Non lancio frecciate.

Non affido il mio pensiero a riferimenti generici.

Del resto, non è la prima volta che accade.

Ogni volta che un mio articolo riguarda Antonio Messina, Fratelli d’Italia o le dinamiche interne del centrodestra locale, arriva una reazione. E ritengo che anche il mio recente editoriale sull’addio di Maria Idone a Fratelli d’Italia possa aver contribuito a un certo malumore.

In quell’articolo ho raccontato una vicenda politica, ho espresso valutazioni e ho provato ad analizzare possibili conseguenze all’interno di un partito.

Ho fatto, semplicemente, il mio lavoro.

Non so se quell’editoriale sia stato uno dei motivi che hanno portato al successivo intervento di Messina, ma è evidente che alcune analisi, quando entrano nel merito delle dinamiche politiche, possono risultare scomode.

E questo fa parte del mestiere.

Una giornalista non può scegliere cosa scrivere sulla base di ciò che farà piacere o dispiacere a qualcuno.

C’è poi una vicenda personale che non posso ignorare.

Esattamente un anno fa, Antonio Messina ha compiuto nei miei confronti un’azione che continuo a ritenere meschina e vergognosa.

Non voglio trasformare questo editoriale in una questione personale, perché il mio ruolo mi impone di guardare soprattutto ai fatti pubblici e al confronto politico.

Ma è corretto ricordare che certi rapporti si costruiscono anche sul rispetto reciproco.

Anche quando un articolo non piace.

Anche quando una critica viene ritenuta ingenerosa.

Tornando al merito del suo post, Messina sostiene che la stampa avrebbe dovuto evidenziare la questione delle candidature alle elezioni provinciali e che, non essendo ciò avvenuto, Fratelli d’Italia abbia deciso di portare direttamente il tema all’attenzione dei cittadini attraverso i social.

È una scelta politica.

Un partito ha il diritto di denunciare ciò che ritiene importante.

Ma qui arriva il punto sul quale credo sia necessario fare chiarezza.

Il giornalismo non può essere guidato dall’agenda dettata dai partiti.

Un politico può indicare le questioni che ritiene prioritarie.

Un giornalista deve valutare, approfondire, verificare e raccontare secondo il proprio criterio.

Altrimenti non sarebbe informazione, ma semplice amplificazione della comunicazione politica.

E vorrei chiarire anche un altro aspetto.

Io non sono una redazione composta da più persone. Questo giornale è la mia voce e questo lavoro lo porto avanti personalmente.

Non lo svolgo a tempo pieno, ma questo non significa che non presti attenzione alle vicende della città o che scelga di privilegiare qualcuno.

Cerco, per quanto possibile, di garantire equilibrio.

Se pubblico una posizione politica e non riesco nell’immediato a dare spazio anche all’altra parte, cerco poi di recuperare. A volte le comunicazioni arrivano puntualmente, altre volte arrivano quando il dibattito è già andato avanti e molte “puntate” precedenti non mi erano state inviate.

Non c’è una volontà di escludere qualcuno.

C’è il lavoro quotidiano di una giornalista che cerca di fare informazione con gli strumenti che ha.

Per questo ritengo sbagliato sostenere che, se una vicenda non viene raccontata nei tempi o nei modi auspicati da una forza politica, allora la stampa non starebbe svolgendo il proprio compito.

Il mio modo di lavorare è sempre stato lo stesso.

Ho raccontato l’amministrazione Caminiti, le sue scelte e le sue criticità.

Ho raccontato il centrosinistra, le sue difficoltà e le sue dinamiche.

Ho raccontato il centrodestra, le sue iniziative e le sue divisioni.

La mia maggiore attenzione critica nei confronti di Antonio Messina e di Fratelli d’Italia non nasce dal fatto che rappresentino una parte politica diversa.

La politica vive di contrapposizioni.

Il punto è un altro.

La critica riguarda il metodo.

Riguarda il modo in cui si costruisce il confronto, il linguaggio utilizzato e il rapporto con chi svolge il ruolo di informare.

Perché una cosa è sollevare un problema politico, altra cosa è pensare che chi non lo racconta nello stesso modo o nello stesso momento indicato da un partito stia venendo meno al proprio ruolo.

Ed è proprio per questo che ho ritenuto corretta la risposta del segretario del Circolo PD “T. Giordano”, Enzo Musolino.

Al di là delle appartenenze e delle valutazioni politiche, il confronto democratico funziona così: una forza politica critica, un’altra replica, i cittadini ascoltano e si formano una propria opinione.

Non può esistere un dibattito nel quale una sola parte pretende di stabilire quali siano le domande corrette, quali siano gli argomenti importanti e quale debba essere il racconto pubblico della città.

La politica non è un impero.

Nessuno dovrebbe avere la convinzione che la propria lettura dei fatti sia l’unica possibile e che chi non la condivide sia automaticamente dalla parte sbagliata.

Musolino, nella sua replica, ha riportato il confronto su temi politici che il PD considera centrali per Villa San Giovanni: Porto a Sud, Autoporto di Castelluccio, lotta all’inquinamento e contrarietà al Ponte sullo Stretto, criticando Fratelli d’Italia per una opposizione che, secondo il suo punto di vista, sarebbe troppo concentrata sulle polemiche e sulle dinamiche interne.

Sono posizioni politiche. Come sono posizioni politiche quelle espresse da Fratelli d’Italia. Ed è giusto che tutte abbiano spazio nel dibattito pubblico. Ma proprio perché sono posizioni politiche, Fratelli d’Italia sbaglia se pensa di poter dettare l’agenda a tutti: la politica può porre questioni, la stampa resta libera di valutare come e quando raccontarle.

Il mio compito non è stabilire chi abbia ragione.

Il mio compito è raccontare il confronto, analizzare i fatti e consentire ai lettori di farsi una propria opinione.

Continuerò a farlo come ho sempre fatto.

Con equilibrio.

Con spirito critico.

Con la libertà di scrivere ciò che ritengo necessario.

E soprattutto con la responsabilità della mia firma.

Perché c’è una differenza fondamentale tra chi comunica e chi informa.

Chi comunica può scegliere anche l’allusione.

Chi informa deve avere il coraggio della chiarezza.

Io continuerò a scegliere la seconda strada.

Con il mio nome.

Con il mio cognome.

Con la mia firma.

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