Tra burocrazia e politica: l’unica cosa veloce è l’annuncio

17 Aprile 2026
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di FRANCESCA MEDURI

A seguito di un mio post sull’approvazione dell’emendamento che porterà 15 milioni di euro tra Reggio Calabria e Villa San Giovanni, ho letto commenti che dimostrano una cosa precisa: si sta facendo una gran confusione.

È bene allora chiarire un punto, una volta per tutte.

Nessuno – tantomeno chi scrive – ha mai messo in discussione la capacità di Francesco Cannizzaro di reperire fondi o il suo impegno istituzionale per il territorio. Anzi, è un dato di fatto che, nel suo ruolo parlamentare, abbia lavorato attivamente per Reggio e la sua provincia.

E aggiungo un elemento personale, proprio per sgomberare ogni dubbio: conosco Cannizzaro dal 2009 e con lui ho avuto negli anni un rapporto di collaborazione corretto e anche amichevole, nel pieno rispetto dei ruoli, sin da quando ricopriva l’incarico di assessore al Comune di Santo Stefano in Aspromonte. Un rapporto che non mi ha mai impedito, quando l’ho ritenuto opportuno, di richiamarlo e criticarlo su alcuni comportamenti che non condividevo, senza che ciò avesse nulla di personale.

Ed è proprio per questo che la questione sollevata oggi non è personale.

Allo stesso modo, è bene chiarire un altro aspetto: il mio attuale rapporto con alcuni esponenti di Forza Italia e del centrodestra a Villa San Giovanni non ha nulla a che vedere né con Cannizzaro né con il rapporto, generalmente corretto e collaborativo, che ho con esponenti dello stesso partito e della stessa area politica in altri contesti.

Si tratta di una situazione specifica, legata a vicende locali ben precise, che hanno inciso profondamente sul piano umano e politico, portandomi a mettere in discussione comportamenti e modi di fare che ho ritenuto gravi.

Ma anche questo, è bene ribadirlo, non c’entra con il merito della questione di cui si discute oggi.

Il tema, infatti, è un altro.

È l’opportunità politica e comunicativa.

Annunciare con grande enfasi, in campagna elettorale, fondi che – stando a quanto emerge – saranno concretamente spendibili tra il 2027 e il 2029, non è un atto neutro. È una scelta. E come tutte le scelte politiche, è legittimo discuterla e criticarla.

Perché se tra annuncio e realizzazione passano anni, e manca pochissimo al voto, allora è evidente che la comunicazione assume un significato diverso: non più informazione, ma costruzione del consenso.

E questo vale oggi, come varrà domani per chiunque altro si trovi nella stessa condizione. Non è una questione personale, né di appartenenza politica. È una questione di metodo.

Il mio era – ed è – un commento. Un’opinione. Non un’inchiesta, non un articolo “neutrale”, ma una valutazione politica su ciò che ho ritenuto inopportuno. E rivendico il diritto di esprimerla, così come rivendico la coerenza di aver criticato, quando necessario, anche l’attuale amministrazione di Villa San Giovanni.

Chi prova a trasformare questa riflessione in un attacco “a senso unico” sbaglia bersaglio.

Così come sbaglia chi finge di non vedere un altro elemento discutibile: la presenza, nella stessa dinamica comunicativa, di figure istituzionali e amministrative che, pur appartenendo a schieramenti diversi, finiscono per legittimare – anche solo simbolicamente – un’iniziativa che ha un evidente riflesso elettorale.

I rapporti istituzionali sono doverosi. La collaborazione tra livelli diversi dello Stato è sacrosanta. Ma qui non si discute la collaborazione: si discute il contesto.

E il contesto è quello di un appuntamento elettorale imminente.

È davvero così difficile capirlo?

La campagna elettorale non dovrebbe giocarsi su chi annuncia più fondi, soprattutto quando quei fondi non avranno effetti immediati. Dovrebbe basarsi su programmi, visioni, idee di città. Su un confronto alla pari.

Altrimenti si crea uno squilibrio evidente: chi ricopre ruoli istituzionali nazionali parte avvantaggiato e può utilizzare quel vantaggio per rafforzare ulteriormente il proprio consenso.

È legittimo? Sì.

È opportuno? Questa è la domanda.

Ed è esattamente la domanda che ho posto.

Se poi qualcuno preferisce non coglierla e ridurre tutto a una tifoseria, allora il problema non è il post. È il livello del dibattito pubblico.

E forse è proprio da lì che bisognerebbe ripartire.

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