Villa San Giovanni, l’assistenza domiciliare che non arriva: nessuno dovrebbe morire nell’attesa

15 Maggio 2026
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di FRANCESCA MEDURI

Ci sono storie che un giornalista preferirebbe non dover raccontare in prima persona.

Non perché manchino i fatti, ma perché quei fatti riguardano la propria famiglia. Eppure, quando vicende personali si intrecciano con disservizi e difficoltà che riguardano un servizio pubblico essenziale, raccontarle diventa anche un modo per porre domande che interessano l’intera comunità.

Da diverse settimane, per mio padre, è stata presentata regolare richiesta di assistenza domiciliare attraverso i servizi sociali comunali. Una pratica completa, accompagnata dall’ISEE e dalla disponibilità alla compartecipazione economica prevista dal servizio. Nessuno ha mai preteso gratuità o privilegi: soltanto ciò che viene riconosciuto come un diritto ai cittadini fragili e alle loro famiglie.

Eppure, nonostante rassicurazioni ricevute telefonicamente e di persona, l’assistenza non è mai partita.

In un primo momento ci era stato persino comunicato che sarebbe stato assegnato un operatore OSS per quattro giorni a settimana. Ma quell’operatore non si è mai visto.

Nel frattempo, la gestione quotidiana della non autosufficienza ricade interamente sulla famiglia. E questo significa, concretamente, affrontare ogni giorno situazioni che richiedono energie fisiche, attenzione continua e una presenza costante.

Io e mia madre ci troviamo a fare salti mortali per garantire un minimo di assistenza. Lei, tra l’altro, è già anziana e con problemi di salute. Ed è difficile non pensare che, in una situazione normale, sarebbe proprio lei ad aver bisogno di un sostegno adeguato.

È qui che il problema smette di essere solo amministrativo e diventa profondamente umano: perché certe condizioni si capiscono davvero solo quando le si vive da dentro, non da un ufficio.

Ma il punto è che questa non è soltanto la storia di mio padre.

Qualche tempo prima, la stessa richiesta era stata presentata da mia zia per mio zio. Domanda regolarmente protocollata. Peccato che, a quanto pare, quella pratica non sia mai arrivata agli uffici competenti. È stata ritrovata soltanto dietro sollecitazione e grazie alla ricevuta di protocollo.

Nel frattempo, però, il tempo era passato.

Gli ultimi mesi di vita di mio zio sono stati durissimi per lui e per tutta la famiglia. Anche in quel caso, nonostante le richieste e le insistenze, l’assistenza domiciliare non è mai arrivata concretamente. La circostanza più amara è che l’attivazione del servizio sarebbe stata ormai in via di attivazione quando era già troppo tardi. Se ne è venuti a conoscenza quasi per caso, durante un contatto con gli uffici, quando mio zio era già morto.

Sono episodi che impongono alcune domande pubbliche e legittime.

Come funziona realmente il servizio di assistenza domiciliare a Villa San Giovanni e nell’intero Ambito territoriale 14?
Quali sono i tempi medi di attivazione?
Esistono graduatorie? Priorità? Liste d’attesa?
Con quali criteri vengono assegnati gli operatori?
Qual è il ruolo operativo delle cooperative che gestiscono il servizio e quali controlli vengono effettuati?
In che modo viene garantita la trasparenza nella presa in carico degli utenti e nella distribuzione dei casi?
Quante domande restano inevase?
E soprattutto: le famiglie vengono adeguatamente informate oppure restano sospese per mesi senza sapere nulla?

Perché il problema più grande, spesso, non è nemmeno il “no”. È il silenzio.

Chi affronta ogni giorno la malattia, la non autosufficienza e la fatica dell’assistenza domestica ha diritto almeno a risposte chiare, trasparenti e tempestive.

Questo non vuole essere un attacco politico né una richiesta di corsie preferenziali. Anzi. Anche in presenza di rapporti cordiali e di reciproca stima con diverse figure istituzionali della città, non ho mai pensato di chiedere interventi personali o trattamenti di favore. I diritti sociali, se esistono, devono valere per tutti allo stesso modo.

Ma proprio per questo è necessario aprire una riflessione seria sul funzionamento di un servizio essenziale che riguarda anziani, malati e famiglie spesso già allo stremo.

Perché l’assistenza domiciliare non può diventare una promessa burocratica che arriva quando ormai è troppo tardi.

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