Recensione a cura di ASTRID FACCIOLÀ
Gli argomenti importanti che restano nell’ombra sono troppi ma c’è anche chi se ne accorge e ne parla mettendo in evidenza una realtà che richiede delle serie attenzioni. 
Questo è quello che ha fatto Francesco Carlo in arte “Kento”, rapper e scrittore di Reggio Calabria ma trasferitosi a Roma da diversi anni. Conosciuto prima per la sua ricca carriera musicale, il suo ultimo disco Kombat Rap è uscito a marzo di quest’anno, sul giornale Il Fatto Quotidiano scrive di cultura, musica e politica e di recente vincitore del Premio Muricello, con il suo secondo libro Barre rap, sogni e segreti in un carcere giovanile pubblicato nel 2021, pone l’attenzione sul tema dei carceri giovanili in Italia. L’autore stesso a pagina 172 ci dice: «Penso che la realtà carceraria minorile italiana, almeno per quello che ho visto, sia troppo spesso trascurata e dimenticata».
Usando un linguaggio semplice ma concreto con una sfumatura poetica notevole anche nelle sue rime, il rapper racconta la sua esperienza presso i carceri giovanili come guida di laboratori di scrittura, attività che svolge da una dozzina di anni.
Il racconto fornisce una serie di dettagli che caratterizzano gli istituti penitenziari per minori e vediamo la passione con cui Kento svolge il suo lavoro e come la sua umanità nei riguardi del gruppo di ragazzi che segue gli permette di guadagnarsi la loro fiducia riuscendo a tirare fuori il meglio di loro coinvolgendoli nella meraviglia che è la scrittura. Durante questo percorso, Kento mette in pratica un metodo didattico ben preciso insegnando le basi in modo che i ragazzi possano scrivere correttamente una canzone rap. Il risultato della loro creatività è una forma di espressione in cui si racchiude ogni sentimento, dalla rabbia all’amore, dalla frustrazione alla tristezza e così chi spesso non ha la possibilità di farlo fa sentire la sua voce, una cosa a cui Kento tiene molto.
Rime che arrivano all’orecchio e al cuore
Per quanto riguarda l’ambiente carcerario, non si tratta solo di andare e venire dagli istituti e insegnare a fare qualcosa. L’autore ci rivela il suo stato d’animo quando ci parla delle sensazioni, insicurezze e preoccupazioni che sente mentre si trova all’interno delle strutture carcerarie insieme ai ragazzi e i loro problemi non di poco conto. Inoltre le difficoltà a cui deve far fronte sono numerose, costanti e per niente facili.
Alla fine del libro si trova un codice QR per poter ascoltare Barre Mixtape, uno street album con 13 tracce in cui, con intensità e la sua pronuncia forte e chiara che lo distingue quando rappa, Kento racconta tramite la sua musica questo mondo emarginato. Le sue rime arrivano tutte all’orecchio e al cuore, da ascoltare attentamente sono Aria necessaria, Veleno di serpente e Barre da chiudere.
Francesco “Kento” Carlo, dimostra come il rap non è composto da volgarità e ignoranza. Il rapper reggino porta avanti una cultura tramite lo studio, l’amore per la lingua italiana e l’istruzione, il rap è letteratura e poesia, è la comunicazione di un messaggio con un’ideologia in cui si crede e sì il rap è anche salvezza.
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