Reggio affoga nei rifiuti, ma il Comune chiede la Tari senza sconti. Insorgono i consumatori

31 Ottobre 2020
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Nonostante tutto, la Hermes Servizi Metropolitani comunica di aver emesso gli avvisi di pagamento relativi all’ acconto Tassa Rifiuti anno 2020 (Ta.Ri.), pari al 75% di quanto dovuto, secondo le tariffe approvate con delibera del 30.07.2019 e la protesta dilaga immediatamente sui social.

L’Unione Nazionale Consumatori Calabria in persona del suo legale rappresentante regionale, Avv. Saverio Cuoco non ci sta, per una serie di motivi che avrebbero dovuto indurre l’Amministrazione comunale ad applicare diversamente per l’anno 2020 la Tassa Rifiuti.

Viene applicata la consueta tariffa TARI nonostante i cittadini siano stanchi, le segnalazioni e le richieste di intervento non si contano più. Ogni zona della città fa i conti con i rifiuti a seguito della omessa raccolta differenziata. Ci sono zone in cui stazionano ormai da mesi montagne di rifiuti che ostruiscono diverse vie ormai interdette al traffico veicolare e pedonale, l’aria è ammorbata dall’olezzo e dal fumo che si sprigiona dagli incendi degli stessi, senza contare topi, scarafaggi ed insetti vari che la fanno da padroni per tutte le vie del centro storico e della periferia cittadina.

A tale proposito l’associazione, già in passato ha invocato invano l’immediato intervento dell’ASP di Reggio Calabria (nell’esercizio dei poteri e delle funzioni che le sono demandate per legge), dell’Ordine dei Medici e delle Istituzioni competenti, affinchè adottino ogni provvedimento e misura atti ad accertare il conseguente rischio igienico-sanitario a causa dell’accumulo di rifiuti imputabile alla omessa raccolta differenziata.

Viene richiesto il pagamento della TARI nonostante  il servizio di raccolta rifiuti non funzioni correttamente e per tale motivo i cittadini potrebbero ottenere una riduzione fino al massimo dell’80% sulla Tari dovuta, come prevedono ormai diverse sentenze delle Commissioni Tributarie provinciali, sulla scorta di quanto sostiene la Corte di Cassazione che ha più volte ribadito che, “il grave e perdurante disservizio, anche nei casi in cui il Comune non ha alcuna colpa per il caos nella raccolta, consente di ottenere una riduzione della TARI, che non si configura come un risarcimento né una sanzione nei riguardi del Comune, ma serve solo a riequilibrare il rapporto tra la somma da pagare e i costi del servizio”, puntualizzando che  “persiste la grave violazione della disciplina sulla raccolta dei rifiuti anche se il servizio, benchè effettuato, viene svolto in modo non corretto o non completo come nel caso in cui la raccolta avvenga “a singhiozzo”.

Viene applicata la consueta tariffa TARI nonostante per il 2020 l’ARERA (l’Autorità di Regolazione Energia Reti ed Ambiente), abbia consentito con proprie delibere di concedere più flessibilità nelle tariffe per comuni ed operatori, potendo ridurre la tariffa TARI, tenuto conto della particolarità dell’anno in corso e delle condizioni determinate dalla pandemia sulle attività produttive, quindi sulle utenze non domestiche e su quelle domestiche, e recuperando il mancato introito determinato dalla riduzione delle tariffe, nelle tre annualità successive, con la richiesta di anticipazione finanziaria alla Cassa Servizi Energetici e Ambientali, per un importo corrispondente al minor gettito registrato per l’anno 2020.

In particolare, il provvedimento prevede, nell’ambito della disciplina dei corrispettivi applicabili alle utenze del servizio di gestione integrata dei rifiuti, urbani e assimilati, alcuni fattori di rettifica per talune tipologie di utenze non domestiche (al fine di tener conto del principio “chi inquina paga”, sulla base della minore quantità di rifiuti producibili in ragione della sospensione delle relative attività) e di specifiche forme di tutela per quelle domestiche (in una logica di sostenibilità sociale degli importi dovuti).

Per le utenze non domestiche che hanno dovuto sospendere l’attività a causa dei provvedimenti governativi (aziende, negozi, bar, ristoranti, parrucchieri) è prevista una riduzione della quota variabile della tariffa calcolata in proporzione ai giorni di chiusura.

Per le utenze domestiche, quindi per le famiglie, viene introdotta l’applicazione di un’agevolazione tariffaria ai clienti economicamente svantaggiati.

Il 2020 è il primo anno di applicazione del metodo definito dall’autorità nazionale Arera e reso obbligatorio per tutti i Comuni in Italia. Un cambio di paradigma che rivede le modalità di calcolo del Piano Economico Finanziario e ridefinisce il rapporto tra costi e standard del servizio.

L’Unione Nazionale Consumatori chiede perché il Comune di Reggio Calabria non abbia colto tale opportunità fornita dall’ARERA ed in considerazione della chiusura degli esercizi commerciali, delle attività a partita IVA e dei dipendenti privati, rimasti a casa per buona parte dell’anno in corso, non abbia rimodulato le tariffe TARI per le utenze non domestiche e domestiche e perché non abbia tenuto conto altresì del mancato assolvimento della raccolta rifiuti per buona parte dell’anno, evitando così prevedibili contenziosi posti in essere dai contribuenti.

L’associazione fornirà ogni chiarimento utile a coloro che vorranno contattare la sede dell’associazione al sito www.uniconsum.it o al recapito telefonico 0965/24793.

                                                                                  Il Presidente Regionale

                                                                                         Avv. Saverio Cuoco

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