SCILLA. Chiusura Oncologia, il primario Tropea non ci sta: «Buona sanità vada avanti, non siamo soldatini»

28 Settembre 2015
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Al centro il dott. Tropea con alcuni pazienti oncologici

Al centro il dott. Tropea con alcuni pazienti oncologici

SCILLA – Nell’Unità Oncologica di Scilla si registrano oltre 3000 chemioterapie l’anno. I numeri parlano chiaro, e davanti a essi la chiusura del reparto appare ancora più inspiegabile. Una decisione cui non riesce a dare una motivazione logica anche il primario dell’Unità, dott. Francesco Tropea. «Questa iniziativa spontanea – ha detto l’oncologo in occasione della recente protesta– è una dimostrazione di grande civiltà. La gente è qui spontaneamente per manifestare un dissenso nei confronti di una decisione illogica, assolutamente illogica. E questo scuote le coscienze dei cittadini che hanno il loro diritto a manifestare. Non è soltanto una manifestazione dei pazienti, dei parenti. Anche noi medici chiediamo di poter lavorare per dare buona sanità. E’ strano che poi alla fine quando fai i calcoli per poter gestire la situazione economica tutte queste cose vengano assolutamente non prese in considerazione, come in questo caso. Un centro di oncologia che viene creato nel 2011, sotto la mia guida. Da 4 anni – ha continuato Tropea – abbiamo fatto tantissimo, il centro considerato un ottimo centro di livello nazionale, che serve anche a bloccare l’esodo, poi non viene preso in considerazione perché nel punto sbagliato, secondo le loro esigenze, e non esiste niente che possa far cambiare idea. A me sembra molto strano, perché poi vediamo che per altre cose la legge può essere interpretata in maniera da non fare del male ma, anzi, da migliorare. Quindi questa situazione è di difficoltà per tutti, una manifestazione di civiltà bellissima che parte da Scilla e che potrebbe coinvolgere tanti altri centri che hanno queste difficoltà. Io sono contento di poter essere qui in mezzo a loro, perché mi sento uno di loro. Devono cercare a noi medici la possibilità di curare, e ai pazienti la possibilità di curarsi. Non siamo dei soldatini. Non dobbiamo accettare in maniera prona quello che si dice ineluttabile. Non viene fatto tutto per il nostro bene. La buona sanità ci può essere, c’è, ma si deve anche fare qualcosa – ha concluso Tropea – per farla andare avanti! Migliorare e non distruggere!». f.m.

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