Riflessioni sul porto di Gioia Tauro

23 Maggio 2018
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Cambiare il destino di sviluppo del Paese attraverso il porto di Gioia Tauro, questa una delle affermazioni che colpiscono del servizio andato in onda nella trasmissione Report che ha affrontato l’argomento del sistema portuale italiano evidenziando l’importanza dello scalo di Gioia Tauro e le potenzialità in questo insite. E questa potenzialità è stata sempre portata avanti dall’Amministrazione Falcomatà che, solo qualche mese fa, ha concentrato tutte le proprie energie, chiamando a raccolta i sindacati, le categorie produttive e sociali, l’Università e il mondo delle associazioni, affinché la Zes guardasse a Sud, consentendo ad importanti porzioni del suo territorio di rientrare nel perimetro destinatario di rilevanti agevolazioni fiscali e semplificazioni amministrative, previste dalla Legge 123 del 2017, offrendogli quella competitività che potrebbe portarlo a divenire centro degli scambi internazionali.

Questo impegno è stato profuso dall’amministrazione metropolitana, certa delle potenzialità di questo scrigno di ricchezza inespressa, che dopo la crisi dello scorso anno ha prodotto il licenziamento di ben 377 lavoratori da parte di Mct.

Eppure lo scenario attuale si presenta nuovamente complesso, con un costante calo dei traffici. Il 2017, infatti, si è chiuso in negativo per lo scalo di Gioia, segnando una flessione del 12,6% della sua attività di transhipment.

Il servizio sul Porto di Gioia Tauro andato in onda su Report suscita differenti riflessioni: da un lato, ha corroborato la convinzione che lo scalo possa rappresentare un futuro di sviluppo e prosperità per la Calabria e per il “sistema Paese”, individuandolo come unico scalo che possiede tutte le caratteristiche indispensabili per divenire il più importante della Penisola, dall’altro ha suscitato un senso di frustrazione per tutto quello che il Porto della Piana da tempo avrebbe potuto significare per i nostri territori, senza però ancora riuscire a realizzarlo e, infine, deve spingerci a ragionare su quali ulteriori azioni mettere in campo per far sì che Gioia Tauro assurga a risorsa strategica nel cuore del Mediterraneo per trainare l’economia reggina, calabrese e nazionale. Tra gli esempi esposti nel servizio spicca quello di Tangeri dal quale dovremmo prendere spunto, che, con l’ottima politica di sviluppo dell’area portuale ha creato decine di migliaia di posti di lavoro.

Tutti i rappresentanti delle Istituzioni dunque devono raccogliere l’allarme lanciato dalle sigle sindacali e dall’Autorità portuale, domandandosi con preoccupazione cosa stia avvenendo a Gioia Tauro e se si corra realmente il rischio che la grande conquista della Zes si riveli tardiva e vana.

Per queste ragioni, di fronte alle denunce dei rappresentanti dei lavoratori che rilevano la mancanza di investimenti da parte di Mct e il calo dei traffici da parte di Msc, che sceglie di dirottare gli stessi su altri porti del Mediterraneo, nonostante i precisi impegni assunti in sede ministeriale, la politica calabrese deve reagire e chiedere chiarezza ai due soci, quanto meno per comprendere le dinamiche in atto ed evitare che si aggravi l’emergenza economica e occupazionale.

Non ci si può più permettere di perdere un solo posto di lavoro presso lo scalo di Gioia Tauro; anzi è arrivato il momento di pensare al futuro dei dipendenti collocati in Agenzia e lavorare affinché grazie all’imperdibile chance della Zes, finalmente il Porto possa sprigionare tutte le sue potenzialità di sviluppo e diventi motore di ricchezza, incidendo concretamente sulla vita dei cittadini della Città Metropolitana di Reggio e della Calabria intera.

 

 

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