VILLA SAN GIOVANNI – Duro intervento del segretario cittadino del Partito Democratico di Villa San Giovanni, Enzo Musolino, che torna ad attaccare il progetto del Ponte sullo Stretto, definendolo non un’infrastruttura strategica ma uno strumento di propaganda politica. In una nota, Musolino contesta l’impostazione con cui il Governo e i sostenitori dell’opera continuano a promuoverla, parlando di una narrazione che, a suo avviso, ignora le criticità del progetto e alimenta false aspettative.
Secondo il segretario del Pd villese, «stanno rialzando la testa sul Ponte, stanno fingendo che sia tutto a posto. La questione è proprio questa: la finzione».
Musolino sostiene che il Ponte «non è un’infrastruttura, è la leva retorica della politica alla ricerca di una ricetta “semplice ed enorme” allo stesso tempo per i mali del Sud».
Nel comunicato, il segretario dem afferma che sarebbe sufficiente ascoltare i sostenitori del “Sì teologico” per comprendere, a suo dire, come il dibattito venga spostato dagli aspetti tecnici agli effetti simbolici dell’opera.
«Non conta il progetto fallace, il contratto nullo, il franco navigabile che affossa Gioia Tauro, il danno ambientale e alla salute di un cantiere che impatta su territori fortemente urbanizzati e interconnessi – dichiara – conta solo l’effetto che fa la semplice evocazione della “Piramide”: lavoro, benessere, felicità, senza il minimo sforzo, deresponsabilizzando la Politica dall’onere storico di combattere le diseguaglianze e di promuovere lo sviluppo con scelte oculate e condivise».
Musolino prosegue sostenendo che il Ponte venga presentato come una soluzione capace di sostituire il confronto scientifico e la pianificazione strategica.
«Il “Ponte” è come dire: scienza, tecnica e le difficili scelte strategiche non servono a nulla, sono roba da “professoroni”, ricette inutili dell’Accademia, visioni di una Politica vecchia».
Nel mirino anche il Governo nazionale e la società Stretto di Messina Spa. Secondo il segretario cittadino del Pd, «quello che serve allo scopo, per loro, è l’arroganza di Salvini, il “me ne frego” di Meloni, il “sacco aperto dei regali” (le chiamano compensazioni – acqua, fogne e strade – ed invece sono diritti a prescindere) della Stretto di Messina Spa, come fossimo davvero – sullo Stretto – indigeni da conquistare con le “perline colorate” dell’eterna promessa, mentre i milioni veri collaterali all’apertura dei cantieri sono già lontani, al sicuro».
Musolino evidenzia inoltre che, a suo giudizio, «non sono stati pagati agli espropriandi neanche le elemosine per i vincoli alle proprietà reiterati negli anni».
Infine, il segretario cittadino del Partito Democratico rivolge un appello ai territori dello Stretto, invitando a rivendicare i propri diritti anziché accettare, a suo dire, uno scambio che non porterebbe benefici reali.
«Ci conviene questo scambio? Non sarebbe giusto, invece, pretendere i nostri diritti di cittadinanza? Villa, Messina, Reggio, non sono colonie», conclude Musolino.
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