Ponte sullo Stretto, bufera giudiziaria sul progetto. Ciucci: «Stretto di Messina totalmente estranea»

9 Giugno 2026
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di FRANCESCA MEDURI

Una nuova e pesante ombra si allunga sul progetto del Ponte sullo Stretto. Questa volta non si tratta di polemiche politiche o contestazioni tecniche, ma di un’indagine giudiziaria che rischia di incidere profondamente sul futuro dell’opera destinata a collegare Calabria e Sicilia.

La Procura di Roma ha disposto una serie di perquisizioni nell’ambito di un’inchiesta per corruzione e rivelazione di segreto d’ufficio. Nel mirino degli investigatori ci sono Giacomo Saccomanno, avvocato 71enne della provincia di Reggio Calabria ed ex consigliere di amministrazione della Stretto di Messina Spa; Vincenzo Virgiglio, imprenditore reggino di 65 anni residente a Roma; e Tommaso Miele, 70 anni, ex presidente aggiunto della Corte dei Conti, in pensione dal febbraio 2026.

Le perquisizioni sono state eseguite dai carabinieri del Ros a Roma, in provincia di Reggio Calabria e in quella di Frosinone.

Secondo l’ipotesi accusatoria, i tre avrebbero tentato di influenzare l’esame di legittimità della Corte dei Conti sul progetto definitivo del Ponte sullo Stretto. Le contestazioni, a vario titolo, riguardano corruzione per l’esercizio della funzione, corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio, corruzione attiva da parte di pubblico ufficiale e rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio.

Stando a quanto ricostruito dalla Procura, Saccomanno e Virgiglio avrebbero avvicinato il magistrato contabile promettendogli sostegno per ottenere incarichi in enti pubblici dopo il pensionamento. In cambio, il giudice avrebbe dovuto adoperarsi per favorire gli interessi legati alla realizzazione dell’opera.

L’avvocato e l’imprenditore avrebbero inoltre cercato di avvicinare altri magistrati ritenuti utili alla causa del Ponte sullo Stretto e avrebbero divulgato a terzi informazioni riservate apprese dal giudice della Corte dei Conti.

Quest’ultimo, secondo gli inquirenti, avrebbe fornito aggiornamenti costanti sull’andamento della procedura presso la magistratura contabile, rivelando notizie riservate sugli orientamenti dei colleghi e sugli sviluppi della Camera di Consiglio chiamata a esaminare il progetto.

La Procura sostiene pure che il magistrato avrebbe analizzato la decisione sfavorevole adottata il 29 ottobre 2025 e si sarebbe impegnato a predisporre una memoria nell’interesse della Stretto di Messina Spa da consegnare al commercialista della società. In cambio, avrebbe manifestato interesse a ricoprire in futuro incarichi di vertice, come la presidenza dell’Antitrust o di una società partecipata.

Le attività di perquisizione hanno portato al sequestro di dispositivi elettronici e documentazione che saranno ora esaminati dagli investigatori per verificarne l’eventuale rilevanza probatoria.

Di fronte alle notizie sull’inchiesta, l’amministratore delegato della Stretto di Messina Spa, Pietro Ciucci, ha sottolineato la totale estraneità della società ai fatti contestati.

«Abbiamo accolto con sorpresa le notizie riportate dai media su indagini rispetto alle quali la società è totalmente estranea. Confermiamo la massima disponibilità a collaborare con le autorità inquirenti e adotteremo tutte le misure necessarie a tutela degli interessi aziendali e del progetto», ha dichiarato.

Ciucci ha infine ribadito che la società continuerà a portare avanti il progetto «con la massima trasparenza», nel rispetto delle indicazioni fornite dalla Corte dei Conti e delle disposizioni contenute nel decreto-legge “Commissari” dell’11 marzo 2026.

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