VILLA. L’affondo di Sorrenti (PD) verso la giunta La Valle: «Il vostro modello di sviluppo? Strisce pedonali ovunque»

4 Maggio 2015
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Luigi Sorrenti

VILLA SAN GIOVANNI – Di seguito l’intervento del consigliere del Pd Luigi Sorrenti in occasione dell’ultimo consiglio comunale: Egregi Colleghi, ci siamo occupati di tutto in questi cinque anni, tranne che del lavoro: la questione più importante. Non posso evitare di dire che non ci siamo occupati del lavoro perché Sindaco, Giunta e Maggioranza erano certi che il Ponte avrebbe risolto il problema. Talmente certi e sicuri da non tenere nella minima considerazione le frequenti, puntuali e documentate argomentazioni con le quali ho cercato, invano, per tre anni di spiegare a tutti voi che il Ponte non sarebbe stato costruito. Sarebbe bastato ascoltarmi, prendermi un poco sul serio: tutti in Italia sapevano che il Ponte non si sarebbe fatto, che era solo una messa in scena. Lo sapevano anche i vostri in Parlamento. E voi ci siete cascati esattamente come ci cascano quelli che per sopravvivere hanno un bisogno continuo di illusioni, perché non hanno alternative, non hanno idee, non sanno che fare.

Poi crollata l’illusione del Ponte non vi è rimasto altro che produrre il più gran numero di delibere di pagamento della storia di questo comune. Forse non solo di questo comune. È stato per questa via, la via della spesa pubblica, che vi siete inventati un nuovo modello di sviluppo. Lo sviluppo delle strisce pedonali. Villa è diventato così l’unico comune che io conosca dove si sono fatte strisce pedonali anche nei posti in cui i pedoni non posso attraversare la strada. In città ci sono anche strisce che collegano non due marciapiedi, ma due muri, oppure una porta che non dà su un marciapiede con un muro dall’altra parte o con una recinzione. Quando non sono rimasti più posti, avete fatto strisce nei luoghi più improbabili, rivelando una grande fantasia o una insopportabile strafottenza, fate voi. Dal Ponte che non si è fatto siete passati all’acquisto di tonnellate di pittura. Con la pittura non avete risolto i problemi delle aziende da cui l’avete comprata né il dramma dei senza lavoro. La soluzione del problema non l’avete nemmeno sfiorata.

Fuori dalla polemica politica, che ha tanti quanto inutili cultori in questa città, la verità è che per costruire soluzioni alla grande questione del lavoro non bastano 18 anni di esperienza, in specie se l’esperienza è quella di un passato come il nostro, quando si inseguiva lo sviluppo con le opere pubbliche. Occorre tutt’altro, occorre percorrere strade che non si sono mai percorse, occorre sapere tradurre in scelte amministrative un’idea molto semplice, comprensibile da chiunque: bisogna portare in questa città sfortunata e, per certi versi autolesionista, decine di migliaia di presenze, costantemente, ogni anno. Attrarre migliaia di presenze annualmente costanti a Villa significa aumentare i fatturati delle nostre botteghe, dei nostri artigiani, significa creare nuovi posti di lavoro.

Attrarre presenze da fuori regione, dall’Italia, dall’Europa, dal mondo, non è impossibile per un comune che ha il patrimonio paesaggistico e naturalistico come ce lo abbiamo noi. Investire sul patrimonio è ben altra cosa che comprare pittura. Investire sul patrimonio significa pensare in grande e agire in piccolo. Perché non si segue questa strada? Perché non si è seguita quando c’erano i soldi, nei diciotto anni precedenti? Perché questa classe politica riproduce lo stesso schema da decenni? Perché Presidente Cassone non abbiamo più convocato le sessioni di studio del Consiglio deliberate, Ti ricordo, all’unanimità? Sessioni pensate per discutere tra noi proprie di questi temi cruciali? Perché non si è voluto? Perché non siamo sufficientemente consapevoli?

A Villa mancano almeno 2000 posti di lavoro e la grandissima parte di quelli che sono rimasti o sono precari o sono a rischio; o sono sottopagati, e non per colpa dei datori di lavoro, perché da noi non c’è una vera economia.

A chi toccava provvedere se non a noi? Vedete colleghi amici e avversari la mia più grande amarezza alla fine di questi cinque anni è avervi dimostrato con ben due delibere approvate all’unanimità in quest’aula, avervi dimostrato che il Consiglio comunale, cioè noi, possiamo adottare misure in grado di aprire le strade dello sviluppo. Avervi dimostrato che non servono competenze professionali speciali per assumere la responsabilità dello sviluppo. Serve altro, servono la sensibilità verso la sofferenza di un territorio, e la consapevolezza della dignità e della responsabilità del nostro ruolo. Serve un’idea della politica come luogo nel quale si vive la responsabilità del bene comune.

Lo sviluppo è figlio anche di un’idea di città che non c’è. Spetta alla politica creare e tenere saldamente in mano la cornice identitaria che tiene unito un paese e lo fa crescere culturalmente, sapendo interagire con la Chiesa, che garantisce la tenuta del tessuto connettivo della nostra intera società, e con la Scuola cui spetta il compito cruciale di preparare le professionalità indispensabili allo sviluppo.

In tutte le aree sottosviluppate del mondo è alla politica che spetta pensare e fare le scelte strategiche. Tutto questo oggi a Villa non c’è. Chiederemo agli elettori di affidarci la responsabilità del cambiamento.

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