VILLA SAN GIOVANNI. Niente ambulanza, niente Tac: il calvario di un malato tra i deficit della rete ospedaliera reggina

19 Agosto 2015
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«QUANDO I MALATI DIVENTANO VITTIME»

Scrivo questa nota come cittadino e parente di una persona che purtroppo necessità di cure mediche in una città come la nostra dove la sanità sembra più un dettaglio che una priorità.

Da settimane osservo code presso il reparto di radiologia dell’ ospedale (?) E. Morelli che vanno al di là della normale prassi , già perché ormai aimè di prassi dobbiamo parlare visto che per necessità ho ha che fare con la sanità nostrana da parecchi anni e ben sono consapevole delle carenze delle nostre strutture, tanto da ritenere un ritardo di qualche giorno una procedura abbastanza normale.

Il culmine e l’irrazionale però, si verifica stamane, quando, al povero malcapitato di turno, parente di cui mi prendo cura, viene per l’ennesima volta, nell’arco di una settimana, rinviata una TAC in quanto “non è a disposizione un’ambulanza per il trasferimento al reparto di radiologia del Riuniti” mi riferiscono.

Mi precipito in direzione per chiarimenti dove vengo informato che il direttore sanitario non è presente ma che avrebbero cercato di risolvere la situazione. Quindi telefonano alla ditta “privata” che si occupa del servizio, e mi informano che l’ambulanza è impegnata e non sa quando potrà liberarsi.

Mi reco al Riuniti per parlare con il direttore sanitario, chiedo spiegazione anche a quest’ ultimo e faccio presente che oltre al mio parente ci sono altri malati che aspettano da giorni di fare esami importanti e che la mattina rimangono digiuni sperando che sia il giorno buono per fare un esame che può fare chiarezza sul loro stato di salute. La risposta è che purtroppo c’è una sola ambulanza preposta per i trasferimenti da un ospedale all’ altro.

A questo punto chiedo il motivo per il quale i pazienti del Morelli debbano essere trasferiti al Riuniti, quando, all’ interno della struttura, è presente un reparto di radiologia. Mi viene ricordato che  l’esame in questione è invasivo in quanto richiede la somministrazione di un mezzo di contrasto ed è dunque necessaria la presenza di un medico anestesista che purtroppo non è presente da giorni.

A questo punto un’ennesima domanda mi sorge spontanea, non sarebbe più comodo e più conveniente chiamare un anestesista anche in orario straordinario ed erogare un servizio direttamente in struttura piuttosto che far fare la spola ad un’unica ambulanza che deve avere a bordo un infermiera del reparto di provenienza e  che per ovvi motivi non è in grado di effettuare tutti gli spostamenti per gli esami programmati in una sola mattinata, causando così un ritardo nelle prestazioni? Siamo veramente certi che impiegare un ambulanza con infermiere a bordo un intera mattinata gravi meno in termini economici che reperire un anestesista ? Ma soprattutto, anche qualora convenisse effettuare gli spostamenti, può un risparmio  economico giustificare un ritardo di una prestazione importante che può aiutare i medici ad avere una diagnosi ed intervenire tempestivamente su una problematica ed aiutare un ammalato?

 A questi ultimi quesiti non è data risposta, anche se, credo già di conoscerla.

Ritorno ad accudire il mio ammalato sperando che domani sia un giorno migliore. Lo faccio pranzare, gli cambio le lenzuola e mi occupo delle medicine, già, perché come se non bastasse a qualcuno sembra normale che in un reparto di 30 pazienti ci debbano essere solo due infermieri che corrono su e giù per tutto il turno con quei campanelli che fanno da sottofondo al quel calvario quotidiano che vivono degli ammalati che in questa città si tramutano in vittime.

 

Tonino Pentimalli

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