Gratteri a Villa in una piazza gremita: «Più ci relazioniamo con le mafie, più le mafie esistono»

6 Settembre 2026
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di FRANCESCA MEDURI

VILLA SAN GIOVANNI – Una piazza delle Repubbliche Marinare gremitissima, tanti giovani, applausi frequenti e un’attenzione che, per tutta la durata dell’incontro, non è mai venuta meno. Villa San Giovanni ha accolto ieri pomeriggio Nicola Gratteri, procuratore della Repubblica di Napoli, tornato in riva allo Stretto undici anni dopo il suo ultimo incontro con la città.

Un ritorno particolarmente significativo, dentro un appuntamento che ha avuto al centro la legalità, ma che ha finito per abbracciare temi molto più ampi: scuola, famiglia, giovani, sicurezza, mafie, droga, politica e futuro del Mezzogiorno.

L’iniziativa, organizzata con l’associazione culturale Incroci e inserita nel programma “Cantiere Legalità 2026”, promosso dalla Città di Villa San Giovanni, è stata condotta dalla giornalista Paola Bottero. A dare il benvenuto al procuratore è stato il sindaco Giusy Caminiti, che ha ribadito come la cultura della legalità debba uscire dalle sole aule dei tribunali e dalle dichiarazioni istituzionali per diventare confronto quotidiano, soprattutto con le nuove generazioni.
E Gratteri, come nel suo stile, non ha risparmiato riflessioni dirette, talvolta scomode, alternando ironia e durezza. Il primo grande tema è stato quello dei giovani e dell’abbassamento dell’età di chi arriva a commettere reati anche gravissimi. Secondo il procuratore, negli ultimi anni la soglia si è progressivamente abbassata e sempre più spesso le indagini si trovano a fare i conti con minorenni coinvolti in traffico di droga, omicidi e organizzazioni criminali.

Ma la risposta, ha sottolineato, non può essere affidata soltanto alla repressione. Quando si parla di giovani, Gratteri ha spostato il ragionamento ancora più indietro, fino all’infanzia. «Bisogna prima investire in istruzione», ha detto, contestando l’idea che basti genericamente «investire in cultura». Servono scuola a tempo pieno, più sociologi e psicologi negli istituti, maggiore sostegno alle famiglie e soprattutto un ritorno ai fondamentali. «Se penso ad una ricetta di futuro per l’Italia, io partirei dall’asilo».

Un passaggio che ha toccato anche un’altra questione, quella dell’educazione degli adulti. Perché, nella lettura del procuratore, non sono soltanto i ragazzi ad avere bisogno di essere educati. Ci sono genitori che intervengono nella scuola per contestare voti e insegnanti, finendo per indebolire proprio quell’autorevolezza educativa di cui i ragazzi hanno bisogno. «A scuola i genitori devono andare solo in due casi: se l’insegnante è pedofilo o se è ignorante», ha provocatoriamente affermato Gratteri, invitando a restituire ai docenti il rispetto del proprio ruolo.

Da qui la sua critica alla scuola trasformata, a suo giudizio, in una sorta di «progettificio», con una moltiplicazione di attività e riunioni a scapito dell’apprendimento dei fondamentali. Un sistema nel quale, ha osservato, si rischia di arrivare alla fine della scuola senza che molti ragazzi sappiano neppure padroneggiare adeguatamente la grammatica. E proprio da questo, sostiene Gratteri, bisogna partire se si vuole parlare seriamente anche di sicurezza, violenza e contrasto alle mafie.

Un altro capitolo è stato quello dell’ordine pubblico. Anche qui il procuratore ha criticato la tendenza a intervenire soltanto dopo l’esplosione dell’emergenza, quando un fatto di cronaca conquista le prime pagine e le istituzioni sono costrette a mobilitarsi. «Noi viviamo di emergenze», ha osservato, sostenendo invece la necessità di una visione di lungo periodo. Non si possono rincorrere gli eventi, né chiedere alle forze dell’ordine di adeguarsi continuamente alle esigenze comunicative della politica.

Tra gli strumenti concreti indicati da Gratteri c’è anche la videosorveglianza. Raccontando l’esperienza di Napoli, dove le telecamere funzionanti sono aumentate sensibilmente, ha sostenuto che oggi i sistemi intelligenti e ad alta definizione rappresentano uno degli strumenti più efficaci ed economicamente sostenibili per controllare il territorio, anche attraverso sistemi interconnessi tra le diverse forze dell’ordine.

Ma forse il passaggio destinato a lasciare più traccia nella piazza di Villa San Giovanni è stato quello dedicato al rapporto, spesso sottovalutato, tra società e mafie. Gratteri ha spiegato che la ‘ndrangheta non è un corpo estraneo al territorio: le mafie esistono perché interagiscono con il territorio e con le persone che lo abitano. E ha scelto un esempio apparentemente banale per spiegare come si costruisca il consenso mafioso: il capomafia che ogni mattina va al bar e misura il proprio «gradimento» osservando chi gli offre il caffè.

Un gesto minimo, quasi innocuo, che però diventa simbolico. «Più noi ci relazioniamo con le mafie, più le mafie esistono e continueranno», ha detto Gratteri, richiamando la responsabilità della comunità e la necessità di interrompere quelle relazioni di prossimità che finiscono per dare consenso, riconoscimento e forza alle organizzazioni criminali.

Nel ragionamento del procuratore, alla repressione deve poi affiancarsi un grande investimento sociale. Terzo settore e volontariato, ha spiegato, svolgono un ruolo fondamentale nel sostenere le famiglie e le persone più fragili, ma non possono essere lasciati soltanto alla buona volontà di chi opera gratuitamente. Servono risorse, sedi, sostegno concreto da parte di Comuni, Regioni e Stato.

Non è mancato neppure il tema della droga, affrontato a partire dalla crescente produzione di cocaina e dal ruolo della ‘ndrangheta nelle rotte internazionali. Gratteri ha richiamato anche le nuove modalità operative delle organizzazioni criminali, compreso l’utilizzo del dark web, di Internet e dell’intelligenza artificiale, strumenti che possono essere impiegati per modificare rotte, eludere controlli e persino intervenire sui sistemi tecnologici dei porti.

E quando si è parlato di possibile legalizzazione delle droghe, il procuratore ha ribadito la sua contrarietà, richiamando in particolare i rischi legati al consumo di cannabis in età giovane e agli effetti sulla salute e sullo sviluppo dei ragazzi.

Infine il Ponte sullo Stretto. Una domanda inevitabile, soprattutto in una piazza che guarda ogni giorno al collegamento tra Calabria e Sicilia. Gratteri ha spostato il confronto dalla presenza o meno della ‘ndrangheta alla questione delle priorità: «L’opera si fa se serve». Il punto, secondo il procuratore, deve essere innanzitutto il rapporto tra costi e benefici.

Da qui una lunga riflessione sulle condizioni infrastrutturali e sui servizi del Mezzogiorno: l’emergenza idrica in Sicilia, le infrastrutture ferroviarie ancora carenti, i collegamenti non elettrificati, la sanità e i servizi che, a suo giudizio, dovrebbero essere affrontati prima di qualsiasi altra grande opera. E proprio partendo da Villa San Giovanni ha posto una domanda sul tempo realmente risparmiato dal Ponte rispetto all’attuale attraversamento dello Stretto, osservando che nei periodi di minore traffico l’attesa per imbarcarsi può essere relativamente contenuta.

Un confronto serrato, dunque, ma anche una serata di ascolto. Davanti a tantissimi cittadini e giovani, Gratteri ha parlato di legalità senza fermarsi alla parola “mafia”, riportando il discorso alle responsabilità quotidiane, all’educazione, alla scuola, alla qualità delle istituzioni e alla capacità di una comunità di scegliere da che parte stare.

E forse è proprio questa la fotografia più significativa della serata: una piazza piena per ascoltare parlare di legalità. Un segnale importante per una città che, attraverso “Cantiere Legalità”, ha scelto di portare questi temi nel cuore dello spazio pubblico e del confronto con i cittadini.

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