di FRANCESCA MEDURI
VILLA SAN GIOVANNI – «Quanti ancora?». È una domanda che a Porticello, piccolo borgo marinaro a nord di Villa San Giovanni, si sente ripetere sempre più spesso. Una domanda che nasce dal dolore, dallo smarrimento e dalla sensazione, condivisa da molti residenti, che negli ultimi anni – e anche negli ultimi mesi – siano diventati davvero troppi i concittadini scomparsi a causa di gravi malattie.
Tumori, patologie respiratorie, altre malattie che hanno strappato all’affetto dei propri cari uomini e donne del paese. Ogni storia è diversa, ogni vicenda clinica ha le proprie caratteristiche e nessuno può permettersi di accomunarle o, peggio ancora, individuarne le cause senza il supporto della scienza.
Eppure, quando tutto questo accade in una comunità di poche centinaia di abitanti, è inevitabile che nascano domande. Domande che non possono e non devono essere scambiate per accuse, ma che meritano di essere ascoltate.
È soltanto una tragica coincidenza? Oppure esiste un fenomeno che merita di essere approfondito?
Nessuno, oggi, dispone di dati che consentano di affermare che a Porticello vi sia un’incidenza di malattie superiore alla media. Sarebbe scorretto sostenerlo. Ma sarebbe altrettanto sbagliato ignorare il sentimento di una comunità che, funerale dopo funerale, si ritrova a fare sempre lo stesso ragionamento.
Tra le persone si parla, ci si confronta, si ricordano i volti di chi non c’è più e ci si chiede se sia semplicemente il destino o se possano esistere fattori, di qualsiasi natura, che meritino di essere studiati. C’è chi si interroga sull’ambiente, chi sulle condizioni di vita, chi sulle attività lavorative svolte da molti residenti nel corso degli anni. Sono interrogativi, non risposte. E proprio perché tali, dovrebbero trovare spazio in un dibattito serio, fondato sui fatti e non sulle supposizioni.
Questo articolo non vuole creare allarmismi, né alimentare paure o indicare responsabilità. Vuole semplicemente dare voce a un sentimento diffuso che attraversa il borgo: il desiderio di capire.
La salute è un bene troppo prezioso perché le domande restino senza risposta. Se tutto rientra nella normale statistica, sarà importante saperlo. Se invece dovessero emergere elementi meritevoli di approfondimento, sarà altrettanto importante affrontarli con rigore, trasparenza e competenza.
Perché una comunità ha il diritto di conoscere ciò che riguarda la propria salute e il proprio futuro.
Nel frattempo resta il dolore. Quello delle famiglie che hanno perso un padre, una madre, un figlio, un fratello, un amico. Dietro ogni funerale non c’è un numero, ma una vita, una storia, un vuoto che nessuna statistica potrà mai raccontare.
Ed è proprio nel rispetto di quelle storie che Porticello oggi non chiede certezze precostituite, ma qualcosa di molto più semplice e doveroso: il diritto di comprendere.
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