di FRANCESCA MEDURI
Ricorre oggi, 1° maggio 2026, il sesto anniversario della scomparsa del professor Domenico Crimi, docente, sindacalista, scrittore e giornalista. E, come ogni anno, nel giorno della Festa del lavoro, il mio pensiero torna inevitabilmente a lui.
Mimmo Crimi non è stato soltanto un collega. Per me è stato molto di più: un punto di riferimento, una guida, una presenza costante. È stato lui, da storico corrispondente del Quotidiano della Calabria per Villa San Giovanni e i centri limitrofi, a cedermi il testimone in una fase importante del mio percorso professionale. Un passaggio che continuo a sentire come una responsabilità, ma anche come un grande privilegio.
C’era sempre, Mimmo Crimi. E non è una frase fatta. Bastava una telefonata per ricevere un consiglio, un’indicazione, una parola giusta. Non solo sul lavoro, ma anche nella vita. Nei momenti di incertezza, nelle scelte difficili, non faceva mai mancare il suo sostegno, discreto ma concreto. Ricordo le sue chiamate, l’attenzione sincera verso la mia quotidianità, verso la mia famiglia, verso quelle piccole cose che, in realtà, sono le più importanti.
Anche negli anni successivi, quando le mie strade professionali hanno preso direzioni diverse, lui continuava a esserci. Comprensivo, mai giudicante, sempre pronto a incoraggiarmi e a spronarmi. Allo stesso tempo restava profondamente legato al giornale che aveva contribuito a far crescere sin dagli esordi, dimostrando un attaccamento autentico e raro.
Il giornalismo, per Mimmo Crimi, non era soltanto un mestiere: era un servizio. Per oltre vent’anni ha raccontato la città e il territorio, seguendone da vicino vicende, trasformazioni, criticità e risorse. Sempre presente, sempre disponibile, sempre con quello stile fatto di garbo, educazione e signorilità che lo contraddistingueva. Anche negli ultimi anni, tra acciacchi e difficoltà, non aveva mai smesso davvero di osservare, raccontare, segnalare.
Accanto all’impegno pubblico, c’era l’uomo. Il nonno innamorato dei suoi nipoti Domenico e Salvatore, il marito, il padre. Negli ultimi anni, quella dimensione familiare era diventata una delle sue gioie più grandi, senza però mai spegnere il suo interesse per la vita della comunità.
La sua scomparsa, il 1° maggio 2020, in un periodo segnato dalla pandemia e dalle restrizioni, resta un ricordo ancora più doloroso. Eppure, quella data porta con sé anche un significato profondo: sembra quasi il naturale compimento di una vita spesa nella difesa dei diritti dei lavoratori, tra impegno sindacale, sociale, culturale e giornalistico.
Resta, tra le tante cose, anche il valore del suo lavoro di ricerca, racchiuso nel libro “Villa San Giovanni nel mondo del lavoro. Ieri e oggi”, prezioso contenitore di informazioni e testimonianze sulle principali attività produttive locali dal dopoguerra in poi.
A sei anni dalla sua scomparsa, il mio è un ricordo che non si affievolisce. Anzi, si rinnova ogni volta che mi trovo a raccontare la realtà, ogni volta che cerco di farlo con serietà, rispetto e senso di responsabilità, e, perché no, con un pizzico di pepe e qualche bacchettata, di quelle che Mimmo Crimi sapeva dare senza mai perdere stile ed educazione.
Perché, in fondo, Mimmo Crimi continua a esserci. Nel modo di intendere il giornalismo, nel valore dato alle persone, nell’attenzione verso ciò che conta davvero.
E, soprattutto, nel ricordo grato di chi ha avuto la fortuna di incrociare il suo cammino.
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