Apprendiamo, con un misto di sgomento e amarezza, l’appello lanciato nelle scorse ore dalla Prefetta di Reggio Calabria, Clara Vaccaro, rivolto ai sindaci del territorio affinché vengano individuate nuove strutture da destinare all’accoglienza dei migranti. Un invito che, pur riconoscendone l’importanza e la necessità, ci colpisce profondamente per ciò che implicitamente rappresenta: l’ennesima conferma di una preoccupante e inspiegabile disparità di attenzione.
Noi, famiglie residenti nel Comparto 6 di Arghillà, da settimane attendiamo risposte chiare in merito all’ordinanza di sgombero emessa dal sindaco il 26 marzo scorso. Ad oggi, nessuna soluzione alternativa è stata proposta, nessun percorso di inclusione abitativa è stato avviato, nessun supporto sociale concreto ci è stato garantito. Eppure, tra le oltre cento famiglie coinvolte, ci sono numerosi minori, persone con disabilità, anziani soli e cittadini che vivono in condizioni di profondo disagio economico e sociale.
In molti casi, non si tratta di occupazioni arbitrarie o violente, ma di nuclei familiari che, trovandosi in emergenza abitativa, si sono rivolti invano alle istituzioni competenti e, non avendo ricevuto alcuna risposta, sono stati costretti ad arrangiarsi come potevano, spesso in immobili pubblici rimasti per anni inutilizzati.
Ci sentiamo traditi. Traditi da chi avrebbe il dovere di rappresentare e tutelare tutti i cittadini. È difficile comprendere come sia possibile che, per noi, non sia stato previsto alcun tipo di intervento, mentre altrove si cerca prontamente di individuare soluzioni, strutture e fondi.
Non vogliamo creare conflitti sociali né mettere in contrapposizione storie diverse, ma chiediamo rispetto e pari dignità. Ci chiediamo: possibile che nessuno abbia pensato, prima di firmare un’ordinanza così impattante, a un piano concreto per non lasciare queste famiglie nell’incertezza e nell’abbandono?
La dignità di chi vive nel disagio non può e non deve essere dimenticata. Chiediamo con forza che le istituzioni tutte – Comune, Regione, Prefettura – assumano un atteggiamento responsabile e umano, ascoltando le voci di chi oggi ha paura del proprio futuro. Nessuno deve essere lasciato indietro, altrimenti non ci resta che fare una rivoluzione.
Alcuni residenti del Comparto 6 – Arghillà
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