Il Comitato per la difesa della costa di Cannitello replica all’amministrazione comunale rilanciando l’allarme sulle condizioni del litorale e sul conseguente pericolo per le abitazioni adiacenti.
«Altro che cessato rischio per le case, siamo ancora in alto mare, anzi, sott’acqua», premette il Comitato ringraziando i giornalisti per la loro attenzione ai problemi di Cannitello, «alle prese da quasi quindici anni con la grave erosione causata dagli ormai famigerati pennelli e dalle barriere posizionate più a Nord, di fronte all’abitato di Porticello».
«Purtroppo, a leggere i giornali del 6 febbraio (tra i vari titoli: “Erosione costiera a Cannitello, le case non sono più a rischio”), molti di noi – sottolinea il Comitato – hanno quasi esultato, pensando che davanti alle proprie abitazioni il mare si fosse ritirato. Una rapida ispezione ha però fatto crollare le illusioni. Cosa hanno visto gli amministratori citati negli articoli? Sono stati sui luoghi? Hanno fatto una piccola passeggiata dal torrente Santa Trada allo Zagarella? Ps. siamo ancora a Cannitello. Una casa con i piedi nell’acqua può ancora essere travolta da una mareggiata? E una casa dove il mare ha scavato una grotta tra le sue fondazioni può essere definita fuori pericolo? Ma soprattutto, una giornata di bassa marea può creare l’illusione di una grande distesa di sabbia?».
«Quanto ci piacerebbe dare ragione agli amministratori. Purtroppo la realtà – continua il Comitato, rivolgendosi ai giornalisti – è ancora molto diversa, e sapete perché nessuno se ne accorge? Perché la famosa passeggiata, di cui parliamo, può essere fatta solo con la barca. Già, in quel tratto di costa, che è ancora Cannitello, ed è ancora abitata da cittadini che pagano le tasse, di sabbia non c’è neanche un granello. Di più: la micro barriera posta a protezione in quel tratto, ben differente nelle dimensioni da quella posizionata più a Nord (che ha provocato tanti gravissimi danni a tutto l’ecosistema, compresa la possibilità del naturale ripascimento dei luoghi), si è ormai sbriciolata. Liquefatta. Affondata. Insomma, non c’è quasi più. E le case sono esposte, di nuovo, e più di prima, ai capricci tempestosi del mare. Anche l’apporto di sabbia ottenuto con tanta fatica dal nostro Comitato alla foce dello Zagarella grazie anche al Comune di Villa si è già assottigliato: l’azione erosiva del mare ha ripreso inesorabile il suo corso e si sta velocemente rimangiando tutto».
E ancora: «Lottiamo da anni per avere attenzione, uno studio morfodinamico sui luoghi, risorse per rimediare agli errori umani, manutenzione dei letti dei torrenti (il Piria è diventato una vergognosa discarica di elettrodomestici e carcasse di ogni tipo), apporti di sabbia alle loro foci. Accompagnati in questo faticoso percorso dalla Prefettura, che non finiamo mai di ringraziare, per i tavoli tecnici che riesce ad organizzare, “legando” alle sedie i vari amministratori competenti».
«Ma, ci scopriamo senza nulla in mano. Con amministratori – ammonisce infine il Comitato – che spesso minimizzano e disconoscono, ancora, il problema. Entro il ‘22 doveva essere pronto il piano per sfruttare il finanziamento di 1,8 milione messo a disposizione dalla Regione per risistemare la fascia costiera. E invece, anno dopo anno, si è perso nei rivoli degli uffici, per tornare poi nei cassetti. E non è stato fatto niente, neanche il famoso basilare studio. Ora ricominciamo, la Regione ha trovato di nuovo il finanziamento. Speriamo di uscire a riveder la luce. E accendiamo una “candela” alla Corte dei Conti perché verifichi la buona o mala gestione di queste risorse pubbliche. Che non vanno né sprecate né deviate. Nel frattempo, cari giornalisti, vi aspettiamo qui, nei luoghi del disastro, per toccare con mano. Pardon, meglio: con piedi (in acqua)».
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