A Cannitello le case rischiano di franare in mare. “La Madonnina” reclama l’intervento della Protezione civile

26 Novembre 2021
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VILLA SAN GIOVANNI – «Si rivolge alle SS.LL. la comunità cannitellese di Villa San Giovanni (RC) perché la stagione invernale è alle porte e le case rischiano di franare in mare». Scrive al prefetto Massimo Mariani e al governatore Roberto Occhiuto l’associazione culturale “La Madonnina”, che col presidente Ignazio Scopelliti rivendica una serie di interventi immediati per fa fronte all’erosione costiera che affligge Cannitello.

“La Madonnina” comincia dalle cause che hanno determinato il quadro attuale: «La circostanza di estrema gravità, come più volte lamentata anche a mezzo stampa, si è manifestata in concomitanza alle opere marittime eseguite, senza criterio, da organi dello Stato nell’ottica di tutelare la costa soggetta ad erosione ma che di fatto hanno causato il crollo di alcune case e dei manufatti di protezione dal mare. Aver eseguito opere totalmente inadeguate alla peculiarità del sito con modalità avverse ad ogni più elementare nozione in materia, ha causato un disastro ambientale senza precedenti: è stata accelerata esponenzialmente l’erosione che, in breve, ha divorato la spiaggia ed aggredito le fondamenta delle case più vicine, giungendo poi a quelle che seguono verso sud, secondo un prevedibile e preannunciato “effetto domino”».

«A nulla – sottolinea l’associazione – sono valsi gli allarmi lanciati a tutti gli Enti competenti e i tentativi di fermare lo scempio che, fin dall’inizio ha posto in evidenza l’intima relazione tra le opere in mare e l’effetto fortemente erosivo che evolveva di pari passo. E’ pur vero che il vuoto di potere in cui versa, ormai da anni, questa cittadina ha fatto mancare un intervento incisivo dell’Amministrazione che avrebbe dovuto intervenire a tutela del territorio, ma ciò non esime lo Stato dal dover intervenire per riparare il guasto e tutelare le vite umane».

 

«Ricordiamo – continua “La Madonnina” – che la mareggiata del gennaio 1981,  quando la spiaggia ancora integra fermò i marosi, l’abitato e le strutture pubbliche subirono gravi danni. Il ripetersi di un simile evento troverebbe il paese sguarnito da qualsiasi difesa ed estremamente vulnerabile dopo duemila anni di convivenza con il mare senza mai avere subito una tale violenza. Precisiamo in oltre che il paese è ubicato all’imbarco nord dello Stretto di Messina, in zona di particolare pregio paesistico, ambientale, storico ed archeologico; con ecosistema tanto ricco quanto delicato in zona sismica di prima categoria già pesantemente ferita dal maremoto del 1908; classificata ad “elevato rischio idrogeologico nel P.A.I. regionale».

 

«Per quanto sopra ma anche e soprattutto perché incombe grave pregiudizio per la pubblica incolumità i cittadini di Cannitello», i componenti de “La Madonnina” chiedono:

 

«Alle SS.LL. ciascuno, per la competenza propria, che sia urgentemente ed indifferibilmente attenzionato il problema nelle sedi competenti sin oggi mostratesi poco ricettive;

  • che sia avviato, nelle more delle opere definitive, un intervento di ripascimento “mediante discariche controllate di inerti” per tamponare, quanto meno, l’effetto del maltempo che presumibilmente non tarderà ad arrivare; (tale pratica effettuata più volte in passato ha sempre avuto effetti positivi seppur temporanei);
  • che siano inviati i tecnici della Protezione civile per verificare la gravità della situazione soprattutto nel primo tratto dell’abitato (zona Piria – Zagarella) poiché, oltre ai crolli già verificatesi lo scorso inverno, sono state divelte le opere amovibili collocate dai privati, da una modestissima mareggiata del mese scorso ed è presumibile che le sollecitazioni anomale abbiano già interessato le strutture delle case;
  • che sia istituita in loco una stazione di monitoraggio del fenomeno necessaria alla valutazione immediata e costante del rischio oltreché per la rilevazione dei dati utili allo studio dell’intervento definitivo per la ricostituzione della linea di costa e per la reale protezione dell’abitato con impatto ambientale che non stravolga uno dei posti più attraenti della Regione, tra Scilla e Cariddi».

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