Reggio C. Il dramma dei senza fissa dimora ai tempi del Covid-19

28 Aprile 2020
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«Nonostante questo lungo periodo di pandemia,  il comune di Reggio Calabria   non è ancora dotato di strutture comunali per l’ospitalità delle  persone prive di una sistemazione abitativa adeguata. È di pochi giorni fa il dramma del giovane Valerio, morto a soli 28 anni in un rifugio di fortuna». È la denuncia contenuta in un comunicato firmato da:Osservatorio sul disagio abitativo; Un Mondo Di Mondi  – Marino A Giacomo – Cristina Delfino; CSOA  Angelina   Cartella; Società dei Territorialisti/e Onlus; Centro Sociale Nuvola Rossa; Comitato Solidarietà Migranti; Reggio Non Tace; Collettiva AutonoMia. 

«Da diversi anni – denunciano ancora le suddette associazioni – un nutrito gruppo di persone senza fissa dimora vive sulla strada o in rifugi improvvisati dove la loro esistenza è in costante pericolo. I dormitori delle associazioni private riescono a garantire un numero limitato di posti letto e quindi ospitano  solo una parte di queste persone. Gli altri restano sulla strada e in rifugi che spesso diventano delle trappole mortali, come i vecchi treni della Stazione Centrale. Queste persone restano degli invisibili per gran parte della popolazione ma non per questo smettono di esistere». 

«È urgente – incalzano – che il Comune provveda a dotarsi di   strutture comunali per garantire  il diritto ad un’abitazione adeguata, sulla base delle esigenze primarie delle persone attualmente senza fissa dimora; per ora si è limitato a garantire la possibilità di  una doccia calda nella struttura sportiva del “Palloncino”. Per quanto riguarda l’abitazione, il 14 aprile il Comune ha pubblicato sul Mepa con scadenza 18 maggio 2020  un bando  sui fondi del Pon Metro Asse 3 – Servizi per l’inclusione sociale- dal titolo “Servizi di Centro Residenziale per le persone senza fissa dimora”. Con questo bando  s’intende affidare il servizio residenziale per 30 persone  ad un Ente privato, spendendo  iva esclusa   299.460,00 euro per un anno e 598.920,00 euro per 30 mesi, in caso di rinnovo dopo i primi  12. La spesa complessiva prevista iva inclusa è di  euro 709.562,40 euro.  Tra i requisiti richiesti al soggetto privato che dovrebbe essere  selezionato con il bando  è presente un’esperienza almeno triennale  in questo specifico settore, tale da poter fornire il servizio di accompagnamento socio-educativo delle persone e dei nuclei familiari inseriti nell’intervento di housing socialeInoltre, in attesa che sia completata la struttura comunale di via Torricelli Pescatori, si chiede al soggetto privato di  fornire una struttura abitativa  con 30 posti letto,  che sia a norma per il necessario distanziamento sociale».

«Questa ennesima decisione  di “privatizzare” un servizio pubblico  – proseguono le associazioni – arriva in un momento  in cui  ci appaiono molto evidenti i costi sociali di tali scelte. Il  bando inoltre rischia di andare deserto  per vari motivi anche legati ai requisiti richiesti. Nel caso invece porti ad individuare un ente  che garantisca il servizio, questo  sarà attivato probabilmente  non prima di settembre. Intanto  le 30 persone censite dal Comune continueranno a rimanere sulla strada, rischiando la vita. Nell’attesa degli esiti del bando,  si potrebbero intanto  mettere a disposizione delle  persone  degli alloggi confiscati non abitati.  Le necessarie ristrutturazioni di tali  alloggi potrebbero facilmente essere attuate dalla società Castore con i fondi destinati a queste strutture. Mentre per l’accoglienza  – concludono – si potrebbero cominciare ad attuare delle esperienze di autogestione,  sperimentate positivamente in altre città italiane».

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