«Così fugge lo scoiattolo dal serpente a sonaglio, finché cade in gola da sé medesimo. Io sono quella che tu fuggi».
Questo è uno dei passi del “Dialogo tra la natura ed un Islandese”, noto passo delle “Operette Morali” di Giacomo Leopardi, nel quale viene evidenziato l’impatto distruttivo del corso della natura, che riesce a sovrastare i viventi e il loro operato.
Mai così appropriati furono tali versi per descrivere l’impatto distruttivo del temporale in corso nell’area dello Stretto tra la notte del 15 e del 16 giugno, che non ha risparmiato neanche gli scavi archeologici di Piazza Garibaldi a Reggio Calabria, in prossimità della Stazione Centrale.
Difatti, il sito archeologico a seguito delle intemperie versa in condizioni di criticità: acqua piovana, detriti e rifiuti di vario tipo si sono raccolti all’interno della cava, suscitando così l’indignazione dei cittadini reggini sui social, i quali hanno rivolto numerosi interrogativi alle istituzioni e, in particolar modo, al sindaco metropolitano Giuseppe Falcomatà.
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