VILLA SAN GIOVANNI. I “LeAli” di Siclari pronti a spiccare il volo con la minoranza

14 marzo 2018
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di FRANCESCA MEDURI

VILLA SAN GIOVANNI – Pronti a riprendere il volo interrotto da «mezzi leciti ma non dignitosi, non costruttivi», e ad accogliere «a braccia aperte» chi questi mezzi li ha utilizzati mandando «in stallo» una città che però, nei fatti, così ferma non è stata visto che il commissario Saladino «ha fatto ciò che avrebbe fatto un sindaco». È il primo cittadino eletto – e poi sospeso per gli effetti della legge “Severino” a seguito della condanna  per abuso d’ufficio nel giudizio di primo grado del processo  “BandaFalo'” –  ad alzare il sipario sul rientro in scena dei “LeAli per Villa”, all’indomani della sentenza del Consiglio di Stato che ha reintegrato la giunta comunale. Affiancato da assessori e consiglieri, con in testa la sua vice Maria Grazia Richichi, Giovanni Siclari è raggiante ed emozionato al tavolo della conferenza stampa di ieri pomeriggio al Baden Powell. Una bella tirata d’orecchie agli avversari politici è giusto lo sfogo del momento, perché nel cuore di Siclari non c’è spazio per il rancore. È una delle cose che gli preme sottolineare dopo aver lasciato la parola agli avvocati Vincenzo Siclari e Walter Tripodo, rispettivamente difensori di fiducia di Maria Grazia Richichi e dello stesso Giovanni Siclari nel procedimento scaturito dal giudizio al Tar promosso da consiglieri di minoranza ed ex candidati. La spiegazione tecnica dei due legali – meritevole di ulteriore approfondimento – richiama anzitutto l’annullamento, da parte del Cds, della sentenza appellata per via di un vizio procedurale. E Siclari aggiunge: «Il Cds dice che il Tar, nel proprio ragionamento, ha sbagliato qualcosa, c’è qualcosa di illogico. Si è anticipata la decisione nel merito perché si è proceduto col rito elettorale anziché ordinario. Ciò ha creato un danno alla città, ossia il commissariamento». Tesi rilanciata da Tripodo: «Noi non siamo sorpresi dalla sentenza del Consiglio di Stato, ma da quella del Tar! Probabilmente, se fosse stato utilizzato il rito giusto non ci sarebbe stato il commissariamento. Non avevamo alcun dubbio sulla legittimità delle azioni compiute dal dott. Giovanni Siclari. Il Cds pone la parola fine a questa storia, siamo soddisfatti ma – ribadisce l’avvocato Tripodo – non siamo sorpresi. Inoltre, il Cds dice che non c’è bisogno di entrare nel merito». Al di là della possibilità di rimessione al Tar, che gli odierni sconfitti dovranno valutare, Tripodo non ha dubbi che il verdetto del Cds sia l’ultimo capitolo della vicenda. Una vicenda giudiziaria di cui l’amministrazione “LeAli” avrebbe volentieri fatto a meno. E lo dice a chiare lettere Giovanni Siclari nel corso del suo lungo intervento, occasione per ripercorrere tutte le tappe dalla candidatura a sindaco (“mi è stata offerta”) fino a oggi: le prime perplessità a scendere in campo, legate proprio alla sospensione per la “Severino”; il via libera dei pareri legali richiesti ad avvocati di prestigio; la “benedizione” degli onorevoli Nico D”Ascola e Rosanna Scopelliti; la preparazione di una lista, “la piu’ forte”, “espressione della società civile”, che si è rivelata vittoriosa; e, cosa che ha fatto rabbrividire gli avversari, la nomina del vicesindaco. “Da lì è iniziata una lotta politica”, ha ammonito Siclari ricordando le iniziative dell’opposizione,  M5S, PD e non solo. E, quindi, i due ricorsi al Tar e gli articoli sui giornali, causa, a detta di Siclari, di “allarme sociale” e “instabilità politica”. Fino alla “sorpresa”, perché “con nostro stupore il Tar – dice Siclari-  ha accolto il ricorso elettorale”. Il sindaco sospeso è un fiume in piena continuando a raccontare il suo mandato fuori dal campo. “C’è stato il tentativo di fare cadere l’amministrazione, invitando la maggioranza a dimettersi. Noi invece abbiamo resistito, contro mezzi leciti ma non dignitosi, non costruttivi”. Con la giunta fuori gioco la palla è passata al prefetto Saladino, che ha avuto il suo bel da fare soprattutto per salvare i fondi del decreto emergenza: “Per fortuna abbiamo avuto Saladino, che ha fatto ciò che avrebbe fatto un sindaco. A lui dico grazie, gli sono grato”. Oggi, dunque, la sentenza del CDS che rimette la giunta al suo posto. Una sentenza con un messaggio chiaro, secondo Siclari: “La sentenza dice che non sono stato io a mettere in stallo la città, ma i ricorrenti e gli articolisti. Avrebbero potuto lasciare amministrare la Richichi. Nessuno ha vinto, ha perso la città per quello che è successo in questi mesi. Ma noi non abbiamo preso in giro nessuno, i nostri elettori erano perfettamente a conoscenza della mia situazione. L’avversario politico non deve mai essere un nemico da sconfiggere”. Di certo, ora, Siclari e squadra possono guardare avanti. Del resto, tra meno di due mesi la sospensione sarà solo un brutto ricordo, così come quella condanna per un reato ormai prescritto. “Questa città deve essere amministrata”, continua Siclari annunciando il suo ritorno per i primi di maggio. Ed ecco l’apertura verso la minoranza, in particolare verso Cristian Aragona che nei giorni scorsi aveva auspicato collaborazione per il bene della città: “Io non vivo di rancore, supero tutto e cerco di volare molto più alto. Bisogna chiudere questa parentesi e amministrare questa città, anche con l’opposizione. Accolgo l’invito di Cristian Aragona. Una volta rientrato – annuncia Siclari – convocherò anche la minoranza, e chi vorrà collaborare con noi potrà farlo”. Gettate le basi per clamorosi “cambi di casacca”? Chissà. Certo che quest’apertura alla minoranza è un segnale di non poco conto, anche considerando possibili defaillance nella coalizione “LeAli per Villa”. Vedremo. Pure per quel che concerne la commissione d’accesso antimafia, che ad aprile concluderà il suo lavoro. Sull’esito, comunque, Siclari sembra dormire sonni tranquilli: “Sono fiducioso. Perché sciogliere chi non ha ancora amministrato?”. 

 

 

 

 

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