Marco Siclari: «Sanità al collasso. Usciamo dal commissariamento e investiamo sulle eccellenze»

28 febbraio 2018
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Liste d’attesa interminabili, strutture fatiscenti e al collasso, reparti chiusi, ospedali depotenziati e personale ridotto all’osso. È questa l’attuale fotografia del sistema sanitario nella provincia di Reggio Calabria dopo più di dieci anni di commissariamento. Un argomento che, fin dalle prime battute di questa campagna elettorale, ha trovato in prima fila il candidato al Senato della Repubblica al collegio uninominale di Reggio Calabria Marco Siclari.

«Analizzare il quadro desolante della sanità reggina non basta. Non possiamo più piangerci addosso consentendo di essere trattati come cittadini di serie B – ha tuonato Siclari – siamo cittadini esattamente come chi vive in Lombardia o in Emilia Romagna e questo deve valere anche, soprattutto, per la sanità. La politica deve farsi sentire e dopo il fallimento eclatante del sistema commissariamento, tocca a noi ricucire ferite profonde lasciate in questo territorio».

Il riferimento è chiaramente rivolto ai tanti presidi ospedalieri depotenziati, abbandonati e, in alcuni casi chiusi come quello di Gioia Tauro.

«Gli ospedali di Locri, Melito, Polistena, Scilla sono tutte realtà territoriali fondamentali per dare assistenza sanitaria in tempi utili e con risorse adeguate e, invece, si è scelto di sacrificarle rincorrendo il sogno di un grande ospedale Metropolitano rimasto ancora oggi solo nelle carte. Intanto si taglia senza criterio e senza rendersi conto che ad essere sacrificata è la salute dei cittadini. Gli ospedali Riuniti sono ormai al collasso e anche quella che dovrebbe rappresentare la gioia più grande per dei genitori qui rischia di trasformarsi in tragedia, proprio a causa di inefficienze strutturali. Questo non possiamo più permetterlo – ha confermato Siclari – dobbiamo mettere tutto il personale medico e sanitario in condizioni di svolgere al meglio il loro lavoro. Abbiamo delle eccellenze in campo medico e non possiamo più consentire che queste si realizzino fuori da casa nostra».

Tocca un tasto dolente Siclari, quello della migrazione sanitaria, che non riguarda solo le centinaia di famiglie costrette ad andare a cercare di curarsi fuori regione (quando esistono le condizioni economiche) ma anche la fuga dei professionisti che qui non trovano le condizioni per esprimere il loro potenziale.

«Dare nuova linfa al sistema sanitario calabrese non è solo un dovere per garantire il sacrosanto e fondamentale diritto alla salute sancito dall’articolo 32 della Costituzione, ma rappresenterebbe anche una fonte occupazionale non indifferente. Invece di regalare oltre 1 miliardo l’anno che lo Stato rimborsa alle regioni che accolgono i nostri cittadini per farsi curare, dovremmo intercettare questi soldi farli restare in Calabria e con gli stessi investire su un sistema sanitario integrato che preveda anche l’assistenza domiciliare».

La sanità è anche welfare, per questo Siclari guarda agli anziani e ai disabili, all’esigenza di strutture e servizi a loro dedicati. Non esiste una ricetta per arginare l’emorragia del sistema sanitario calabrese, ma Siclari ha le idee chiare e, da medico, sa bene qual è il punto di partenza.

«Sono qui per metterci la faccia e per prendere un impegno che vada ben oltre la campagna elettorale. Ho proposto a tutta la coalizione di centrodestra, e dopo le elezioni chiederò a tutti di partecipare perché il diritto alla salute non ha colore politico, di firmare un documento che ci impegna a porre fine al commissariamento che sta interessando un’intera popolazione che paga le tasse e che si vede privata del diritto alla salute, con l’obiettivo di garantire l’accesso presso strutture pubbliche e private accreditate per ricevere assistenza sanitaria adeguata ed efficiente, in modo dignitoso. Tutto questo porterebbe non solo nuovi posti di lavoro in ambito medico e sanitario ma anche uno slancio per tutto l’indotto che inevitabilmente si creerebbe. Basta guardare alla politica come a un mestiere. Adesso è il momento di schierarsi in modo netto dalla parte dei cittadini e sulla sanità non si può più scherzare o temporeggiare. Prima di pensare a progetti utopistici bisogna studiare e conoscere il bisogno salute della provincia reggina e, solo partendo da questo dato, iniziare a programmare interventi d’urgenza per rianimare una sanità moribonda».

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