VILLA. Piale, l'appello di Rosanna Scopelliti durante la commemorazione per il 25^ anniversario dell'uccisione del padre: «Cultura ed educazione per sconfiggere la mafia»

9 Agosto 2016
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di CONSOLATA MAESANO

VILLA SAN GIOVANNI – La solenne commemorazione del giudice Antonino Scopelliti- svoltasi questa mattina a Piale di Villa San Giovanni- ha visto come di consueto la presenza di Rosanna: figlia del compianto magistrato, deputata italiana e fondatrice dell’ente no-profit antimafia che porta il nome di suo padre.
La politica, non senza emozione, ha raccontato del proprio rapporto col territorio calabrese: “Questo luogo 25 anni fa era per me il luogo del dolore: ogni volta che ci passavo versavo lacrime, mi ha impedito per diversi anni di venire in Calabria, perché questa terra mi aveva portato via mio papà.
Gradualmente però l’impegno e la caparbietà nel voler a tutti i costi cercare la verità e la giustizia sulla morte di papà mi ha spinta a tornare in questi luoghi, assieme ai ragazzi di “ammazzateci tutti e della fondazione che presiedo”.

Rosanna Scopelliti ha soprattutto espresso il proprio rammarico per il fatto che, a distanza di un quarto di secolo, nessun processo abbia ufficialmente individuato e condannato i mandanti e gli esecutori dell’omicidio di suo padre: “Purtroppo ancora per papà non c’è una verità giudiziaria: è una vittima di mafia, ma di fatto non c’è un processo che lo sancisca. Ciò rappresenta un dolore immenso, ma quest’anno ci sono degli spiragli che mi fanno credere che, forse, presto anche per lui ci potrà essere verità e giustizia. Ed è un segnale importante, un segnale fondamentale che bisogna dare non solo ai familiari ma a tutta questa terra”.

La situazione di suo padre è purtroppo comune a quella di tanti altri martiri di questa terra: “Sono troppe le famiglie delle vittime di mafia che ancora attendono verità e giustizia. E sono elementi fondamentali, perchè danno la forza di andare avanti. La ‘ndrangheta in Calabria è ciò che ci impedisce di sognare, di crescere, di avere il coraggio di essere noi stessi, di appartenere alla nostra terra.”.

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La figlia del giudice ha indicato nell’educazione e nella cultura le armi fondamentali per sconfiggere la criminalità organizzata: “In Calabria è fondamentale che si sconfigga la mafia con l’educazione, con la cultura, col coraggio di credere nei mezzi della nostra terra. Per questo, il governo ha fatto tanto: ha investito nell’ora di legalità nelle scuole, affinché i ragazzi possano- sin dalla prima infanzia- riuscire a capire qual è la distinzione tra bene e male, tra cose brutte e cose belle. La cultura è bellezza e in questa terra la bellezza vale anche doppio, secondo me. In Calabria bisogna avere il coraggio e la forza di investire sul turismo, sulle nostre bellezze, su quello che ci rende unici. In ciò siamo stati molto aiutati dal governo ed è importante utilizzarlo non come mera propaganda ma come arma, come strumento per sconfiggere la ‘ndrangheta. La ‘ndrangheta lavora sulla subcultura, sull’arretratezza e noi questo non ce lo possiamo più permettere: è solamente con la cultura, con l’educazione, con il rispetto e con l’amore per questa terra che si può sconfiggere questo male, che ormai da troppi anni è qui a definire e a influenzare le nostre vite. L’educazione è fondamentale per i giovani: è ciò su cui, più di ogni altra cosa, dobbiamo lavorare. Il governo, come ho detto, ha fatto molto: sta a noi adesso, a noi calabresi, a noi amministratori cercare di fare patrimonio di quello che arriva da Roma, cercare di lavorare al meglio per far sì che questa terra riesca ad avere il suo ruolo nel panorama nazionale e internazionale”.

La mafia ha avuto terreno fertile a causa del deserto istituzionale e dell’assenza dello Stato, elementi costanti nella storia del sud Italia: “La cittadinanza spesso si sente sola, abbandonata dalle istituzioni. Purtroppo in questa regione i partiti e la politica spesso non hanno dato la migliore immagine di sé e mi dispiace, perché la politica è fatta di persone oneste: bisogna avere il coraggio di isolare le mele marce. Penso che in quest’occasione lavorare affinché il sacrificio di mio padre e delle vittime di mafia non sia vano è una cosa che gli dobbiamo. L’impegno del governo, dei cittadini, degli amministratori è fondamentale per ridare ai cittadini la forza di credere nelle istituzioni e per dare la giusta memoria alle vittime di mafia. Il fatto che oggi siano qui presenti anche le istituzioni è un segnale molto importante”.

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