Giudice Scopelliti, l’impegno dei sindaci Siclari, Repaci e Falcomatà per la cultura della legalità

10 Agosto 2018
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VILLA SAN GIOVANNI – Un impegno tricolore perché l’esempio del giudice Antonino Scopelliti sia una lezione di vita per le nuove generazioni; perché la data della sua morte venga tenuta presente tutto l’anno e non solo il 9 agosto; perché i suoi valori di onestà e libertà siano i fari dell’agire privato e pubblico. È, dunque, un impegno per la legalità quello assunto ieri mattina dai sindaci di Villa San Giovanni, Campo Calabro e Reggio Calabria, Giovanni Siclari, Sandro Repaci e Giuseppe Falcomatà, protagonisti del primo giro di interventi in occasione della commemorazione del 27° anniversario della scomparsa del magistrato cassazionista di origini calabresi e, precisamente, campesi. Tre comunità, tre amministrazioni locali, tre primi cittadini, che vogliono continuare a tenere alto il nome di Scopelliti, divulgandone la storia e promuovendone l’azione e i principi. Il tutto continuando a supportare, anche di più, l’opera di sensibilizzazione da tempo promossa dalla Fondazione intitolata al giudice e retta dalla figlia Rosanna. Con indosso la fascia da sindaco, come per ogni evento ufficiale che si rispetti, Siclari, Repaci e Falcomatà coniugano alla perfezione emozione e determinazione.

Il sindaco Giovanni Siclari fa gli onori di casa salutando le autorità presenti, per poi ricordare l’assassinio del giudice Scopelliti, avvenuto 27 anni fa a Piale:  «Il 9 agosto del 1991, in questo luogo fu trucidato poiché si era rifiutato di accomodare le condanne relative al maxi processo a “Cosa Nostra”, non facendosi corrompere, perché credeva nella giustizia, perché credeva nella legalità, perché credeva che le mafie si combattono a ogni costo, anche sacrificando la propria vita». Siclari prosegue sottolineando il messaggio lasciato da Scopelliti e le iniziative che Villa gli ha dedicato e gli dedicherà: «La lezione di vita che ha dato a tutti noi è indelebile, e tale deve rimanere col passare del tempo nelle menti delle future generazioni. La città di Villa San Giovanni ha già conferito al magistrato nel 2013 la cittadinanza onoraria alla memoria. Abbiamo, inoltre, intitolato una delle principali vie della città a suo nome. Presto, intitoleremo il parco verde che nascerà con la copertura della variante di Cannitello con annesso anfiteatro che si affaccerà sullo Stretto di Messina. La città non deve ricordare solo l’efferato delitto, bensì, soprattutto ricordare l’eroe e trasmettere alle future generazioni la grande lezione di vita che il magistrato ci ha voluto donare, pagando un prezzo altissimo, immolando se stesso». Il primo cittadino villese conclude con una promessa: «Credo nella forza dell’esempio. Come primo cittadino, profonderò ogni sforzo possibile affinché la mia azione politico-amministrativa si ispiri all’alto senso del dovere che il giudice Scopelliti ha lasciato in eredità alla sua terra natia. Un ringraziamento particolare, infine, alle altissime e prestigiosissime personalità confluite oggi nella nostra cittadina per onorare la memoria del giudice Scopelliti e, permettetemi, vorrei cogliere l’occasione di ringraziarvi per gli importanti risultati ottenuti nell’azione di contrasto e lotta alla criminalità organizzata».

Ancora più emozionato il sindaco Sandro Repaci, lui che quel 9 agosto del 1991 l’ha vissuto sul campo dell’orrore: «È difficile parlare per chi, come me, 27 anni fa ha avuto la ventura di stare in questi pochi metri quadri di asfalto e sentire nelle narici l’odore della polvere, dell’asfalto che bruciava sotto il sole. Francamente, è una cosa complicata». Un ricordo che fa male ma che, nello stesso tempo, è uno sprono ad andare avanti e a fare sempre meglio: «Però, al di là della memoria, io credo – continua Sandro Repaci – che in questo momento sia necessario valorizzare ciò che la giornata del 9 agosto ha rappresentato in questi 27 anni. Il 9 agosto, per la nostra comunità e quelle circostanti, per la città e la provincia di Reggio Calabria, e per l’intera Calabria, in questi 27 anni non solo non ha mai dimostrato un punto di debolezza, ma è stato un crescendo di impegno quotidiano, ed ha subito una trasformazione, una benefica trasformazione da ricordo doveroso del sacrificio di un servitore dello Stato a prospettiva d’impegno per migliorare la Calabria». Per Repaci, il 9 agosto ha un significato ben preciso che tutti dovrebbero comprendere: «Questa data ci sfida come amministratori, questa data ci sfida a ricordare che siamo noi, con le nostre prassi amministrative, con i nostri comportamenti, con i rapporti che teniamo, a tenere la nostra comunità in una prospettiva di rinascita e di crescita, ecco perché io credo, e ripeto sempre, che il 9 agosto – chiude il sindaco di Campo Calabro – è un giorno che ciascuno di noi deve trascinare dentro di sé per tutto l’anno. Il 9 agosto bisogna esserci, perché è la differenza tra l’esserci e il non esserci che fa la differenza tra gli abitanti e i cittadini di questa terra».

In linea con i colleghi dell’area dello Stretto il sindaco metropolitano Giuseppe Falcomatà, che nel rimarcare l’importanza di fatti concreti in materia di legalità evidenzia altresì lo stato d’animo che lo accomuna a Rosanna Scopelliti a ogni celebrazione della memoria del padre.  «Questo è il quarto anno – esordisce il primo cittadino del Comune e della Città Metropolitana di Reggio Calabria – che io ho l’onore e il piacere di partecipare a questa cerimonia. E in questi quattro anni ci siamo sempre detti, a vario titolo, che questa non può essere “soltanto” una giornata di ricordo ma si può e si deve fare qualcosa di più per non disperdere l’esempio. Credo che in quest’ultimo anno, nel 2018, questi buoni propositi piano piano si stiano traducendo in qualcosa di più concreto. Per noi è stato motivo di grande orgoglio – prosegue Falcomatà – conferire il premio San Giorgio d’Oro, la più alta benemerenza cittadina, alla Fondazione Antonino Scopelliti per quello che sta facendo in città sul piano della trasmissione della cultura della legalità, di educazione alla legalità soprattutto nei confronti dei giovani, delle nuove generazioni». Ma non è tutto: « Ed con grande orgoglio che, come Città Metropolitana, le giornate della nascita e della morte del giudice Scopelliti – annuncia Falcomatà – sono giornate istituzionalizzate dall’ente. A prescindere da chi verrà dopo, le due giornate saranno incise, scolpite all’interno dello statuto della Città Metropolitana come giornate da onorare, da ricordare, come giornate istituzionalizzate, nel corso delle quali la Fondazione Scopelliti e la Città Metropolitana realizzeranno iniziative per i giovani e per la legalità». Quindi il passaggio sulla condizione emotiva che lo fa sentire tanto vicino a Rosanna Scopelliti: «Non si può però tacere, in questa giornata, la difficoltà intima di chi, da figlio, è “portato” – dice il figlio di Italo Falcomatà, l’amatissimo sindaco della “Primavera” reggina – a dover onorare la memoria del padre, a doverlo fare sempre meno in maniera intima ma a condividere il dolore e il ricordo con un’intera comunità. Se ciò da un lato è un po’ lo specchio di quello che forse è stato il modo in cui la famiglia ha vissuto l’attività del padre, che non consente e consente pochi momenti di intimità e allo stesso modo il dolore e il ricordo è condiviso con una comunità intera, dall’altro lato ci deve rendere orgogliosi, perché avere un padre che ha in qualche modo lasciato un momento indelebile nella memoria di chi lo ha incontrato ci deve rendere orgogliosi dell’esempio che abbiamo avuto». Tornando al giudice Scopelliti, Falcomatà sottolinea come l’impegno assunto negli ultimi anni dal ministero al ramo abbia portato la magistratura a compiere importanti passi in avanti per giungere alla verità e assicurare alla giustizia mandanti ed esecutori del brutale omicidio. «Mi pare che qualcosa in più, sull’origine, sul perché, sull’organizzazione, siamo riusciti a comprenderla. Naturalmente, bisogna andare fino in fondo perché si arrivi alla verità». E conclude con una riflessione sulla definizione di “uomo solo”, tanto cara a Scopelliti: «Credo – afferma Falcomatà –  che quella definizione non vada letta nel senso letterale del termine, la solitudine spesso è una solitudine in mezzo agli altri, un senso di difficoltà a comunicare le proprie difficoltà, una difficoltà a individuare dei compagni di viaggio che possano condividere quel percorso che tu con tanta fatica e con tanto senso del dovere e dell’onore stai portando avanti. Però è la seconda parte di quel pensiero che credo debba essere un faro, una stella polare, per chi ricopre oggi una carica pubblica e per chi si deve rifare a degli esempi: è vero, il giudice è una persona sola, ma deve essere anche una persona naturalmente onesta, coraggiosa e soprattutto libera. Questa terra ha bisogno di persone che siano soprattutto libere».

Francesca Meduri

 

 

 

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