VILLA SAN GIOVANNI. Presentato dalla Fidapa il libro di Giovanni De Nava “Canzuni vecchi, canzuni novi, canzuni spirduti”

22 Febbraio 2018
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La FIDAPA – BPW ITALY Sezione di Villa San Giovanni ha promosso il 13 u.s., nella Sala Consiliare del Comune della città, un evento culturale presentando il libro di Giovanni De Nava “Canzuni vecchi, canzuni novi, canzuni spirduti”, curato dalla nipote dell’autore prof.ssa Ludovica De Nava, edizioni Franco Pancaldo di Locri. Ha introdotto la serata la presidente della sezione, prof.ssa Giovanna Ferrante che, dopo i saluti di rito, ha presentato la De Nava, già ricercatrice universitaria, scrittrice, saggista con diverse pubblicazioni su riviste e antologie specialistiche e nazionali. Quindi ha delineato la figura dell’autore, intellettuale reggino, fratello dell’on. ing. Pietro De Nava, figura di grande rilevanza nella storia e nell’urbanistica della città di Reggio Calabria. Giovanni De Nava (1873-1931) percorre la strada della letteratura e del giornalismo impegnandosi attivamente con scritti di vari genere, saggi, articoli, poesie, a denunciare la povertà del popolo calabrese, la necessità del suo riscatto, la natura violenta della malavita, le ingiustizie, l’emigrazione

(la spartenza). Accanto a questi, i temi della natura, dell’amore nei suoi vari aspetti, delle credenze e usanze popolari, perché per lui il canto popolare è “archivio del popolo”, in quanto non è espressione e sfogo, ovvero “strumento politico”. Le “Canzuni” sono pertanto opera etnografica, poetica e sociale, con un linguaggio diretto, spesso crudo, enfatizzato dal dialetto reggino.

La presidente passa, poi, la parola alla scrittrice Nadia Crucitti che legge alcune poesie rilevandone temi e situazioni che avranno ripercussioni nell’opera di altri intellettuali del XX secolo tra cui Alvaro. La De Nava, in seguito, parla del suo lavoro certosino di ricerca e sistemazione degli scritti del nonno, soprattutto di quelli “spirduti” tra le carte di famiglia. Ricorda che questa ricerca ha prodotto già la pubblicazione di un romanzo epistolare “La quercia e la rosa”, scambio di corrispondenza intellettuale/amorosa tra Giovanni e la scrittrice Grazia Deledda. Quindi sceglie di leggere alcune poesie che riflettono maggiormente i temi cari all’autore.

Infine, l’editore, avv. Franco Pangallo, vero appassionato del suo lavoro di ricerca, che definisce rabdomantico, e di riproduzione di testi antichi e “spirduti” per ricostruirli e consegnarli alla storia letteraria. Una particolare avventura editoriale perché vuol dare ai giovani la consapevolezza che la cultura è l’unica arma che può farli diventare cives, uomini “organici”: concetto gramsciano che vuole spingere i giovani a riappropriarsi della propria identità e cultura calabrese in tutte le sue accezioni per farla diventare la spinta per una rinascita

 

 

 

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