Villa, cala il sipario su Legalitàlia

13 agosto 2013
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l'incontro in piazza Chiesa a CannitelloVILLA SAN GIOVANNI – Trasformare il dolore privato che segna per sempre in testimonianza collettiva, in impegno per la legalità. A questa scelta, che non è così scontata fra quanti la violenza della criminalità organizzata l’hanno patita sulla propria pelle o su quella dei propri cari, non si sottraggono due uomini di cultura e di esperienza come il villese Franco Trecroci e il polistenese Giovanni Laruffa, il primo preside in pensione e il secondo dirigente scolastico del Liceo Magistrale “Rechichi” di Polistena con un lungo passato da amministratore nella stessa cittadina pianigiana. Entrambi sono sul palco dell’ultima, e partecipata, serata di “Legalitàlia”, condotta da Michele Cucuzza e arricchita dagli intermezzi musicali dell’Orchestra di Fiati di Cinquefrondi diretta dal M° Cettina Nicolosi.

Il meeting, intitolato “Legalità è testimonianza”, è un tuffo nel passato. Un tuffo doloroso ma anche necessario. Perché chi ha detto no alla mafia non può e non deve essere dimenticato; si deve, anzi, continuamente trasmetterne l’esempio ai giovani. Si va indietro nel tempo, di oltre 20 anni. Il 7 febbraio 1990, in piena seconda guerra di ‘ndrangheta, il vicesindaco e assessore ai Lavori Pubblici di Villa San Giovanni, Giovanni Trecroci, viene trucidato con 5 colpi di pistola in testa. L’anno dopo toccherà al giudice della Suprema Corte di Cassazione Antonino Scopelliti.  Ricordi che fanno ancora troppo male ma che vanno mantenuti sempre vivi. Emblematiche le parole di Franco Trecroci, testimone della tragedia toccata al fratello e a una famiglia intera, a una comunità intera. «L’assassino di mio fratello – dice rammaricato il Prof. Villese – non è stato individuato. Si tratta di esperienze che restano oltre il tempo. La mia reazione non è dello sconfitto che si consola con la Fede, perché i “giusti” non muoiono. Il ricordo – conclude Trecroci – impedisce che tutto sia travolto dalla forza distruttrice dell’oblio».

La vicenda di Trecroci si incrocia in qualche modo con quella del suo collega vicesindaco di Polistena Giovanni Laruffa, in quello stesso periodo raggiunto da tre colpi di pistola calibro 38 che, per fortuna, non riescono a farlo fuori. E’ rimasta l’angoscia, ma pure la voglia di lottare. «Ancora oggi – ammette Laruffa – ho paura. Ogni sera prima di entrare in garage mi guardo attorno. Bisogna, però, – aggiunge – affrontare i problemi se vogliamo che i nostri figli possano avere una realtà diversa da quella che noi non siamo riusciti a sconfiggere. C’è il lavoro delle forze dell’ordine e della giustizia. I mafiosi teniamoli tutti in galera!».

E nella lotta alla mafia la cultura può rivelarsi un’arma decisiva. L’assessore regionale al ramo, Mario Caligiuri, spiega perché: «Il contrasto alla criminalità organizzata – afferma l’esponente della Giunta Scopelliti – si articola su tre livelli: repressione da parte delle forze dell’ordine e della magistratura; sviluppo economico che toglie alla radice risorse alla mafia; e lo straordinario elemento rappresentato dalla cultura. E da questo punto di vista la Calabria sta cambiando davvero, basti pensare che non siamo più la regione con meno lettori. Attraverso la cultura – conclude Caligiuri dopo aver ricordato alcune iniziative del suo assessorato – si cambia, si apportano delle modificazioni al sistema economico».

Ma il crimine organizzato si combatte pure con una maggiore sinergia tra tutte le realtà sociali e un maggiore spazio ai giovani, come sottolineato nel corso degli altri interventi del deputato Pdl Luca Squeri (presidente nazionale Commissione Sicurezza e Legalità Confcommercio) e della coordinatrice regionale “Ammazzateci tutti” Puglia, Silvia Milani. E mentre l’avvocato e docente universitario Cataldo Calabretta racconta la sua storia, quella di un calabrese che ce l’ha fatta,  la deputata pidiellina Rosanna Scopelliti si sofferma sull’importanza di un’informazione libera e corretta, ribadendo che: «Legalitàlia è una manifestazione trasversale, lo è sempre stata! L’antimafia – così la figlia del “giudice solo” – appartiene ad ogni parte politica, e non devono esserci preconcetti».

Francesca Meduri

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